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mercoledì 21 febbraio 2024
 

Biagio Conte: perché non santo subito?

Caro don Stefano, mentre in piazza San Pietro si celebravano le esequie di un Papa emerito, tra gruppetti dediti a birrette e corali, e si alzava qualche grido di “santo subito”, quasi che la santità fosse roba da discount e non un lungo, travagliato percorso di vita, si spegneva nella sua Palermo, roso da un micidiale cancro al pancreas che non gli ha dato scampo, il missionario laico Biagio Conte, un’esistenza dedicata agli ultimi, agli invisibili, a quelli che scansiamo quotidianamente. Queste persone non fanno mai notizia perché nella nostra società convulsa il Bene, quello vero, disinteressato, non è mai preso in considerazione. Grazie Biagio per la tua vita! A noi il dovere di non dimenticare ciò che hai fatto e di continuarlo. VITTORE TRABUCCO

Caro Vittore, come dici tu la santità non è evento di piazza. Mi colpisce che, mentre proprio Biagio (foto ) Conte emetteva a Palermo l’ultimo respiro, quasi contemporaneamente nella stessa città lo spietato super latitante pluriomicida e stragista Matteo Messina Denaro veniva arrestato. Santità e dannazione sono vicine di casa. Tutto dipende dalle scale di ingresso che nella vita si scelgono. Le scene che hanno accompagnato i funerali di Biagio, un uomo le cui vicende hanno tante somiglianze con quella del Poverello di Assisi nonostante i tanti secoli trascorsi, hanno mostrato come quell’uomo fosse davvero considerato santo da chi lo conosceva. Di lui forse si può ripetere quanto papa Francesco ha detto il 15 maggio dell’anno scorso, nell’omelia della Messa di canonizzazione di dieci nuovi santi, tra cui Charles de Foucauld, uno che un po’ a Biagio assomigliava: «Amare significa servire, disintossicarsi dai veleni dell’avidità e della competizione. Toccare e guardare la carne di Cristo che soffre nei nostri fratelli. La santità è questo». Anche per noi.


09 marzo 2023

 
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