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Calderoli: parole di superficialità e ignoranza

Atteggiamenti e frasi pronunciate con molta superficialità, ignoranza e arroganza da esponenti politici e cariche istituzionali - come il vice-presidente del Senato Roberto Calderoli - nei confronti di persone che ricoprono a loro volta incarichi di grande responsabilità istituzionali - la ministra dell’integrazione Cécile Kyenge -, hanno scosso l’opinione pubblica. Sono moltissime le persone che ritengono assolutamente inaccettabile un simile comportamento da parte di persone che dovrebbero favorire in modo speciale il rispetto delle leggi a tutela della dignità di ogni persona. Purtroppo queste notizie non solo hanno indignato i cittadini italiani, ma hanno fatto molto in fretta il giro del mondo, rilanciando l’immagine di un Paese che si distingue per mancanza di civiltà.

Non voglio ribadire le tante frasi di disapprovazioni e indignazione, che approvo senza riserve. Vorrei invece condividere una breve riflessione sulla mia esperienza di 24 anni in Africa, dove ho vissuto con gente semplice, povera ma onesta, sperimentato il grande valore della dignità, della solidarietà, dell’accoglienza e del rispetto di ogni persona. Mi sconcerta il rendermi conto che ancora oggi ci siano delle persone che pensano che in Africa vivano dei primitivi e dei selvaggi. La mia lunga e personale esperienza in Africa mi ha fatto scoprire la bellezza e la ricchezza di tanti popoli, della loro cultura, del profondo rispetto per la natura e per ogni persona. Una ricchezza di relazioni che si esprime attraverso legami personali e sociali, all’interno di un insieme armonico, dove ciascuno ha un ruolo e una responsabilità da sviluppare e condividere, per contribuire al bene comune.

Anche l’Italia e gli italiani si sono spesso distinti nella lotta per conquistare e poi consolidare i valori della convivenza civile, del rispetto degli altri, dell’onestà e della laboriosità, dell’accoglienza e della solidarietà. Valori acquisiti in famiglia e poi attraverso l’educazione scolastica e civile.
Ma dove sono andati a finire questi principi che guidavano e orientavano la vita comunitaria di noi cittadini italiani? Come mai il prestigio, la carriera, il guadagno, il potere hanno preso il sopravvento sino a diventare valori assoluti e per i quali si è disposti a tutto, spesso tra coloro che dovrebbero essere di stimolo e di esempio per le generazioni future?
Quale società stiamo costruendo e quale eredità pensiamo di lasciare ai nostri posteri? Come sarà giudicata dalla storia questa nostra classe politica sempre in lotta e in polemica, per salvaguardare i propri interessi invece di pensare a risolvere i veri problemi del Paese? Perché i nostri politici continuano a perdere tempo in discussioni meschine e affermazioni vergognose non vanno a rivedersi gli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata nel lontano 1948 ma sempre di grande attualità?

Basterebbe leggerne il preambolo, per cogliere l’importanza di tale documento e capire quanto siamo ancora lontani dalla piena realizzazione dei suoi principi e obiettivi. Infatti, la Dichiarazione ci ricorda che: «Nella Carta dei popoli le Nazioni Unite hanno proclamato di nuovo la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne, e si sono dichiarati decisi a favorire il progresso sociale e a instaurare le migliori condizioni di vita nella libertà più grande…».

La prima norma elementare per una convivenza pacifica è il rispetto reciproco, il riconoscimento che tutti abbiamo gli stessi diritti e doveri nonché della dignità di ogni persone. Tutti siamo stati creati a immagine di Dio, a prescindere dal Paese di nascita o di provenienza, dalle fattezze o dal colore della pelle, dal lavoro o dalla religione, dall’età o dalle capacità… E dunque tutti hanno diritto a essere rispettati per quello che sono. Se vuoi essere rispettato ed apprezzato, impara a rispettare prima di tutto te stesso e gli altri.


16 luglio 2013

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