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venerdì 24 maggio 2024
 

Cantico delle Creature: il commento al Vangelo di don Davide Banzato

San Francesco d'Assisi ha cercato di vivere il Vangelo alla lettera, "sine glossa", e nel suo percorso c'è stato un brano in particolare che l'ha aiutato a fare un ulteriore salto di qualità. Lo leggiamo e commentiamo dal giardino in cui ha composto il meraviglioso "Cantico delle creature", ad Assisi, proprio in un luogo speciale tra tanti, a san Damiano, dove ha sentito la prima chiamata dinanzi al crocifisso e dove ha iniziato a riparare quella chiesetta cadente.

Francesco ha desiderato con tutto il cuore, fin dall'inizio della sua conversione, vivere il Vangelo alla lettera, ricordandosi le parole di Gesù: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi prenderemo dimora presso di lui". In questo brano aveva scoperto un segreto importantissimo: vivere il Vangelo può permettere a Dio di prendere dimora stabile nei nostri cuori.

Francesco si conforma a Gesù Cristo, che "non considerò un tesoro geloso" la sua divinità, ma "spogliò se stesso", è il "principio dell'incarnazione", e così vive davvero radicalmente la povertà, per vivere radicalmente il Vangelo. I biografi descrivono il suo tenore di vita molto duro: veste con abiti da eremita, con un sacco, una cintura di cuoio, i sandali, un bastone e vive povero tra i poveri, cercando Gesù tra i lebbrosi e gli scartati, tra gli ultimi.

Secondo il biografo Tommaso da Celano, accadde un giorno che l'attenzione di Francesco fu attratta da un brano in particolare. Fu colpito dal passo che si trova in Matteo 10,9: "Non procuratevi oro e argento, né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone...". Francesco chiese al sacerdote di poter comprendere meglio il significato di questo brano. Alla fine esclamò: "Questo voglio! Questo bramo con tutto il cuore!".

Quando proruppe in queste parole, san Francesco già era radicale nel suo vivere concreto. E nonostante vivesse già molto povero, decise da quel momento di avere una sola tunica, di abbandonare il bastone che utilizzava, di togliersi i sandali ed andare scalzo, di rinunciare alla cintura di cuoio per avere una semplice corda ai fianchi.

Non siamo forse chiamati come Francesco a questa radicalità così difficile ed estrema, ma questo episodio e questo Vangelo ci interroga personalmente.

Cosa rappresenta per noi il bastone della sicurezza? In cosa riponiamo sicurezza? E poi magari rischiamo di naufragare? Magari abbiamo fiducia io puntiamo a qualcosa che non è veramente importante per la nostra vita e nella nostra scala di valori o di priorità, stiamo sbagliando qualcosa... Spesso questa scala di priorità viene rimessa in discussione solo quando capita un incidente che può metterci in crisi, una malattia, la perdita di qualche varo... In quelle occasioni ci rendiamo conto che il bastone in cui riponevamo tanta fiducia non era così sicuro.. Dobbiamo chiedercelo prima allora, qual è il mio centro? A cosa punto? In che chi o che cosa ripongo la mia fiducia?

Oppure quella cintura che ci stringe troppo i fianchi e ci rende la vita stretta non è così comoda e dobbiamo liberarci di qualcosa di superfluo, essere più semplici... Oppure sono i sandali o l'abito che rappresentano qualcosa per noi di particolare su cui riflettere e di cui spogliarci?

Ecco, domandiamoci di cosa possiamo spogliarci, come ha fatto San Francesco, per vivere un po più radicalmente il Vangelo. Possono essere cose concrete, possono essere atteggiamenti interiori, cose, sicurezze o ciò in cui stiamo puntando, ma qualsiasi taglio siamo chiamati a fare deve essere per una maggiore libertà e per Dio, così da essere pienamente nella letizia e nella gioia.

La riflessione di Don Davide Banzato: il video

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31 gennaio 2023

 
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