logo san paolo
martedì 29 novembre 2022
 

Caos in Libia, l'Italia rischia grosso

Un miliziano all'ingresso di una raffineria in Libia (Reuters).
Un miliziano all'ingresso di una raffineria in Libia (Reuters).

Quanto avviene oggi in Libia, con le milizie “laiche” e quelle islamiste impegnate a spartirsi con le armi il Paese, si preparava da molti mesi. Il Parlamento era stato già attaccato in aprile, i primi ministri minacciati o rapiti e rapidamente sostituiti, le strutture decisive per lo sfruttamento dell’unica ricchezza nazionale (il petrolio) sottratte al controllo del Governo e spartite tra le varie fazioni.

Non possiamo stupirci. Meglio, ora, badare alle conseguenze. Tra queste, la prima è che l’Italia è il Paese europeo più esposto e meno difeso rispetto alla crisi della Libia. Importiamo da Tripoli il 20% del petrolio e il 10% del gas che consumiamo e con l’aria che tira nei rapporti tra la Russia (produttore) e l'Ucraina (territorio di transito dei gasdotti) non è una bella notizia.

Come sappiamo, inoltre, la Libia è la base di lancio dei barconi che proiettano decine di migliaia di disperati verso le nostre coste. Più il potere centrale a Tripoli è debole (e ora è quasi inesistente), più i mercanti di uomini possono agire. Tenendo anche presente che una Libia nel caos ma piena di armi (si dice che dagli arsenali di Gheddafi siano usciti 15 milioni di mitra e fucili) è un potente fattore di destabilizzazione anche per diversi altri Paesi dell'Africa.

Per finire:  se la Cirenaica, ricca di petrolio e controllata dalle milizie islamiste, dovesse diventare in qualche modo autonoma, saremmo per la prima volta quasi “a contatto” con un’entità politica influenzata dalle idee di Al Qaida. Dopo la Siria, un altro bel disastro.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

19 maggio 2014

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo