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mercoledì 13 novembre 2019
 
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Giornalista

Caso Schwazer, chi ama lo sport faccia il tifo per la ricerca della verità

Alex Schwazer (foto Ansa)
Alex Schwazer (foto Ansa)

«Indizi di manipolazione», «ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’indagato (Alex Schwazer)». Finché queste cose le dicono le difese, gli interessati, nelle aule di giustizia o tutti gli altri sui social dove sempre impazza il dibattito tra innocentisti e colpevolisti è una cosa che lascia il tempo che trova: fa parte della fisiologia del processo dentro le aule e della sua immagine distorta fuori. Quando però parole come queste sono scritte nell’ordinanza di un Giudice penale, nel caso in questione Walter Pelino, Giudice per le indagini preliminari di Bolzano, la musica cambia.

Perché i sospetti assumono la consistenza fisica di un atto di un giudice terzo rispetto alle parti che chiede ulteriori accertamenti, che accredita il fatto che ci sono state anomalie, di varia natura, in questa vicenda. Quello che si sa è che tutto questo (il ragionevole dubbio in particolare) potrebbe già bastare a  portare all’archiviazione della posizione di Alex Schwazer indagato per  doping che in Italia è reato dal 2001. Ma come scrive il Gip «se questa vertenza si chiudesse qui, su tutta la vicenda rimarrebbero profonde ombre che certamente non gioverebbero né all'indagato (Schwazer) né alla credibilità ed immagine delle istituzioni coinvolte».

Il giudice sa benissimo e lo scrive chiaro e tondo che in questa torbida vicenda  «è in gioco molto di più che la responsabilità penale e l’onorabilità dell’indagato e che ne va della stessa credibilità dell’intero sistema dei controlli antidoping.

Una posta molto alta che ci riguarda tutti, come appassionati, utenti, estimatori  osservatori professionali del fenomeno sportivo. Come spesso in questi casi prevalgono due atteggiamenti, da una parte quello di chi tifando per il singolo tifa anche per il complotto, che lo riaccredita. Dall’altra quello di chi – si direbbe che siano di più –tifa perché si getti, il più rapidamente possibile, la mela marcia per poter continuare a credere che le altre siano buone. 

Ma se davvero amiamo lo sport, le persone che lo praticano, se vogliamo che sia ancora il luogo cui affidare serenamente i nostri figli, la loro educazione del corpo e della mente, le loro aspirazioni e la loro salute, dobbiamo comportarci da adulti e tifare, liberi da preconcetti, perché si faccia tutta la chiarezza possibile, dobbiamo tifare per l’emersione della verità, consapevoli che potrebbe restituirci il nostro amato giocattolo solo un po’ ammaccato (comunque vada non è bella storia), ma anche che esiste il rischio che ce lo renda in mille pezzi costringendoci a fare i conti con la delusione, con la difficoltà di ricostruirlo da zero ferendosi con i cocci. L’essenziale è che non mettiamo la testa sotto la sabbia per non fare i conti con il pericolo di scoprire che abbiamo giocato fin qui con una palla avvelenata, disposti a continuare a farlo pur di non sapere.


18 ottobre 2019

 
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