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Cinquant’anni di servizio alla missione

Ogni anno, dal 1962, il 22 maggio è sempre stato un anniversario che ho celebrato con tanta gioia e riconoscenza perché mi ricordava il giorno in cui, nella casa del noviziato delle suore missionarie della Consolata di Sanfrè, insieme ad altre 17 giovani sorelle piene di vita ed entusiasmo, pronunciavo il mio “sì”, senza se e senza ma, per una donazione totale a Cristo per la missione ad gentes.
Sono passati esattamente cinquant’anni. Quest’anno, infatti, l’anniversario segna una pietra miliare su cui scrivere il numero 50. Ossia il traguardo di un lungo cammino prima in Africa per 24 anni, vissuto soprattutto con ragazze e donne per renderle sempre più coscienti del loro ruolo e della loro dignità, nonché artefici del loro futuro. E, dal 1993, in Italia, dove ho cominciato a conoscere il mondo della notte e della strada, ovvero quello della tratta di esseri umani per lo sfruttamento sessuale.

Ed è stato proprio a contatto con questa nuova e triste realtà, vissuta da tante giovani, specialmente africane, che il Signore mi chiamava ancora una volta a cambiare i miei sogni e desideri per seguire il suo “progetto” come già fece nel lontano 1954 quando, leggendo la storia di suor Eugenia Cavallo, missionaria della Consolata uccisa in Kenya dai Mau Mau, Lui mi chiamava a donare la mia giovane vita, a lasciare la mia famiglia e il mio paese per seguirLo in una nuova avventura missionaria.

Il ricordo di questo giubileo è stato celebrato nella sede centrale dell’USMI di Roma, dove ci siamo trovate in tanti, tra religiose e laici. Padre Antonio Rovelli, missionario della Consolata, ha celebrato l’Eucaristia per rendere grazie al Signore, a questo Dio fedele cha ancora oggi passa sulle nostre strade e continua a scegliere e chiamare i suoi discepoli per mandarli nel mondo a testimoniare il suo amore e la sua predilezione per i poveri, i piccoli, gli emarginati gli sfruttati. «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, perché andiate e portiate frutto…» (Gv. 15)
Durante la celebrazione, mentre ringraziavo il Signore per il dono di questa sua chiamata, ho ripercorso le tappe della mia lunga vita. Davanti alla comunità ho rinnovato la mia professione come missionaria della Consolata e, subito dopo l’offertorio, ho voluto ricordare con offerte simboliche quanti mi hanno accompagnato in questo cammino. La mia vita e il mio servizio si sono infatti intrecciati con quelli di tante altre persone, che mi hanno aiutata a realizzare il progetto di Dio.

In particolare, ho voluto offrire delle catene e con esse la sofferenza di tante giovani donne incontrate in questi anni in Italia e in altre parti del mondo, schiavizzate dai nostri sistemi di vita e di consumo. E ho voluto ringraziare per il servizio di tante religiose e operatori che lavorano con amore e dedizione per il recupero di queste giovani donne, affinché trovino la forza e il coraggio di spezzare gli anelli della loro terribile catena di schiavitù e morte e riscoprire la gioia di essere nuovamente donne libere e artefici del loro futuro.
Solo creando una forte rete di comunione possiamo diventare una vera forza per continuare a spezzare tutte le catene delle nuove e moderne schiavitù e per ridare a ogni persona il coraggio di riappropriarsi della propria dignità e di vivere la gioia della propria libertà. Solo così potremo gridare: «Mai più schiave!».


22 maggio 2012

 
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