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domenica 24 ottobre 2021
 

Commemorazione di tutti i fedeli defunti - 2 novembre 2014

Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Giovanni 6,37-40

UNA VITA BUONA CHE ANTICIPA IL VANGELO.

Il Vangelo di oggi ci rimanda ai drammatici temi della morte e del morire. Forse non toglie né allevia le ansie e le sofferenze di molti che, facendo esperienza della separazione dai propri cari, sono preda di una profonda e comprensibile nostalgia perché «non ci sono più». 


La sofferenza di queste parole che lamentano il distacco definitivo diventa spesso un’angoscia così radicata da «farsi rubare la speranza» che le parole di Gesù oggi proclamano e offrono. Questa speranza non è una panacea contro la nostalgia, ma un capitolo bello della fede cristiana.

Noi in questa non troviamo solo consolazione, ma riusciamo a compiere un passo tra i più significativi del nostro cammino umano e del nostro vivere la fede. La nostalgia deve essere “addomesticata” dalla fede. Ed è bene che questo avvenga, perché tale nostalgia è un desiderio spesso positivo in quanto ci fa vedere quanto siamo stati amati da molta gente, che è stata per noi un dono di Dio.

Il morire è sì nella natura delle cose, ma è soprattutto occasione per accettare che l’ultima parola della nostra vita possa essere detta da Dio: è l’unico modo per dare alle nostre esistenze il loro vero significato. “Morire” è “andare da Gesù”. Egli ci attende e ci accoglie per- ché solo così giunge a compimento la Storia della salvezza, il cui ultimo scopo è che «nulla si perda» di quanto la croce del Signore ha redento togliendoci dal buio del “non senso” seminato dal male nelle nostre coscienze.

La volontà del Padre è che il male con la sua conseguenza (la morte) perda «il suo pungiglione» (cfr. 1Cor 15,55), non ci faccia rimanere nel ma- le assoluto del perdersi e del non ritrovarsi più.

LE PROMESSE DEL VANGELO.

Che con la morte si vada verso il nulla è un pensiero diffuso. Viviamo in un mondo che tende a cancellare a proprio danno tutto ciò che è bello: se non vigilia- mo sulla nostra fede e sulle nostre scelte rischiamo di trovarci “svuotati” di ogni coraggio e resi “incapaci” di vivere con uno scopo dignitoso e vero, corrispondente alle promesse del Vangelo, che Gesù così riassume: «Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna».

Alla nostra “angoscia del dover morire” risponde la speranza certa di una “vita di Dio in noi”. La qualifichiamo come “eterna”: ma essa è anzitutto gioia piena, che ci viene anticipata nella vita buona già qui, tra gli affetti quotidiani e nelle relazioni buone che siamo chiamati a costruire e a riempire d’amore.


01 novembre 2014

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