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venerdì 28 gennaio 2022
 

Commemorazione di tutti i fedeli defunti - 2 novembre 2021

A risorgere s’impara nel percorso terreno

 

Gesù disse alla folla: «[...] Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno».
Giovanni 6,37-40

 

La resurrezione è il grande mistero dei Vangeli e del cristianesimo, ne è la sua grande promessa. Noi non sappiamo che cosa accadrà dopo l’incontro con l’angelo della morte, cosa ci attende al termine di quella ultima notte. Non lo sappiamo, ma la fede ci dice qualcosa di importante: anche se non sappiamo che cosa accadrà dopo la nostra morte e quella di chi amiamo, possiamo sapere che la morte non è l’ultima parola della vita, è solo la penultima. Oltre questa penultima tappa ci attende qualcosa di vivo, che non sappiamo immaginare perché sarà una dimensione totalmente diversa da quella nella quale siamo immersi su questa terra, la sola che conosciamo. Oltre quella soglia non c’è il nulla.
All’inizio della fede la vita oltre la morte appare spesso come realtà ovvia e luminosa. Poi passano gli anni, noi cambiamo, e questa luce e questa ovvietà si riducono, fino a diventare piccole piccole, un granello di senape. La fede è comunque viva finché nella nostra anima resta una fessura aperta sulla resurrezione di Cristo come primizia della nostra.
La virtù della vita adulta e anziana sta nel non lasciar chiudere questa finestrella, perché sarà da questa fessura che oltre la soglia potremo vedere Dio. Quando saluteremo la vita e la ringrazieremo, dopo aver recitato l’ultimo amen, ci lanceremo nel vuoto certi che sotto c’è un altro Amore a raccoglierci, che non sprofonderemo nel nulla. Ma l’allenamento per questo ultimo tuffo diverso dura per tutta l’esistenza, e muore bene chi ha coltivato questa forma di ginnastica spirituale, chi ha imparato a morire e risorgere mille volte durante la vita. Perché la resurrezione è anche una grande parola della terra. La vita che rinasce dalla morte è la prima legge della natura, delle piante e dei fiori, che riempiono di colori e di bellezza il mondo perché ci dicono che la vita è più grande della morte che la nutre. 

 

ALLARGARE IL CUORE

Risorgere, prima di essere una verità della fede cristiana, è un’esperienza antropologica fondamentale. Fa parte del repertorio umano, è un movimento del rialzarsi che gli uomini e le donne sanno fare, è gesto umano essenziale. L’homo sapiens è animale capace di resurrezione. Lo vediamo anche in quel segno ineffabile ma reale che intravvediamo nell’ultimo sguardo di chi abbiamo amato, e lì sentiamo che quel saluto non è l’ultimo. E quando la morte impara a stare al suo posto – e ci vuole l’intera esistenza per farglielo imparare – può diventare “sorella morte”.
Se gli uomini e le donne non fossero morti e risorti molte volte, se non l’avessero pregata e attesa per secoli, non saremmo stati capaci di riconoscere quella Resurrezione, simile e diversa, del primo giorno dopo il Sabato. Ci avrebbe chiamato per nome e noi avremmo confuso la sua voce con quella del custode del giardino.
A risorgere si impara durante la vita, quando impariamo a vederla in chi muore disperato e noi impariamo a risorgere per loro, a pregare affinché la loro morte che appare disperata non lo sia veramente. A chiedere a Dio che vengano colti di sorpresa dalla loro resurrezione, la sorpresa più bella e più grande.
 

Termino oggi la mia collaborazione con Famiglia Cristiana. Ringrazio il direttore, tutta la redazione, e voi lettori che mi avete accompagnato in questo anno difficile e carico di speranza e novità.


28 ottobre 2021

 
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