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Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all'Università Cattolica

Cosa offre la Rai in cambio del canone?

Un fotogramma della campagna Rai per il canone 2014
Un fotogramma della campagna Rai per il canone 2014

Chi ha già ricevuto l’invito ufficiale di mamma Rai a rinnovare il canone, con relativo bollettino e istruzioni di pagamento, non si preoccupi: se per caso dovesse sciupare la busta e il suo contenuto, il televisore non si incendierà, come invece la relativa pubblicità racconta…
Con l’avvicinarsi della scadenza di fine mese, gli spot che ci ricordano l’obbligo di versare il tributo annuale alla tv pubblica nostrana si infittiscono, fino a diventare abitualmente martellanti.

Nonostante l’importo da versare sia rimasto uguale a quello dello scorso anno – € 113,50 – evidentemente la Rai non si fida della fedeltà contributiva dei suoi abbonati e cerca di persuaderli mettendo sul piatto delle motivazioni l’ampiezza dell’offerta di canali e di programmi.
Più che la minaccia, seppure ironica, per convincere gli spettatori sarebbe più efficace un’offerta che dimostri nei fatti la capacità della Rai di fornire un vero e proprio servizio pubblico, cioè la proposta di programmi innanzitutto di utilità collettiva e di qualità, poi magari – soltanto in seconda battuta – capaci anche di intrattenere e divertire.

Che cosa acquistiamo quando versiamo il nostro obolo? La risposta è nel Contratto di Servizio fra la tv di Stato e il Ministero dello sviluppo economico. Il documento non è solo una dichiarazione di intenti ma un vero e proprio atto ufficiale che impegna la Rai a fornire un preciso servizio in cambio della concessione delle frequenze per la trasmissione dei suoi programmi. Negli spot per il pagamento del canone andrebbe citato, spiegando agli spettatori interessati (in teoria, tutti) dove possono reperirlo o leggerlo online.

Il Contratto di Servizio è un documento triennale e quello in vigore nel periodo 2010-2012, come si può facilmente intuire, è scaduto. Peccato che il contratto per il triennio 2013-2015 non si ancora in vigore e che la bozza del nuovo testo sia al momento arenata fra le pastoie politico-burocratiche tipicamente italiane, in attesa del definitivo “placet” della Commissione parlamentare di Vigilanza. E anche questa “vacanza contrattuale” è un segno, tutt’altro che positivo.

Un pizzico di nostalgia per la Rai delle origini...
Un pizzico di nostalgia per la Rai delle origini...

Il principale dovere della televisione di servizio pubblico è quello di realizzare un’offerta di qualità, fondata sui valori diffusi nel nostro Paese, rispettosa della sensibilità degli spettatori, basata sulla tutela dei minori, capace di valorizzare la figura femminile e la dignità umana, culturale e professionale della donna, rispettosa del pluralismo, caratterizzata da un’ampia gamma di contenuti e dall’efficienza produttiva rispetto alla missione di interesse collettivo che la Rai è tenuta a svolgere.
Belle parole? Può darsi, ma non ci stiamo inventando niente. Sono tutte scritte, insieme a molte altre, perfino più altisonanti, nel citato Contratto in attesa di rinnovo (il cui testo si può leggere al seguente link: http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx?file=0031.pdf&leg=XVII).

Se poi nella qualità televisiva rientrano trasmissioni fondate sul racconto delle disgrazie altrui, notiziari che mescolano la realtà e la finzione, giochi a premio in cui soltanto con un pizzico di fortuna si possono vincere somme da capogiro, talk-show costruiti sulla polemica e sul conflitto, salotti di presunto approfondimento informatico accompagnati dalla sigla di “Via col vento”, conduttori strapagati senza alcun merito, pubblicità onnipresente e ricerca spasmodica dell'audience a ogni costo, beh… questo è tutto da discutere.


17 gennaio 2014

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