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venerdì 10 aprile 2020
 

Dal culto alla cultura. Di pace (oggi è bonaccia)

Un'immagine di Bari durante la visita di papa Francesco domenica 23 maggio 2020 (foto Ansa)
Un'immagine di Bari durante la visita di papa Francesco domenica 23 maggio 2020 (foto Ansa)

Oggi un silenzio irreale ammanta la città. Le notizie non certo confortanti sul coronavirus sembrano aver indotto un po' tutti, dopo la splendida giornata di ieri, a ritirarsi nelle proprie case e ad attendere tempi migliori per meditare e rilanciare quanto è stato proposto ieri.

Come nelle terse mattine d’estate, scrutando il cielo verso l’infinito ci si accorge che all’orizzonte tutto si confonde e si assomma. Oggi non c’è differenza tra cielo e mare. Oggi il mare è in bonaccia.

Dietro questa calma piatta, però, si nasconde il grande impegno cui tutti sono stati richiamati da papa Francesco. Per primi i vescovi che hanno partecipato all’incontro sul Mediteranno mare di pace, ma anche ciascuno, che incuriosito, si è imbarcato in un nuovo viaggio verso le altre sponde. Ma anche l’impegno che proprio a questa Chiesa barese papa Francesco ha affidato: passare da città ecumenica a capitale dell’unità della Chiesa.

Ecco perché oggi c’è bonaccia. Sono in tanti a meditare su quel Mediterraneo come zona strategica che può segnare la svolta e non per una volta (per un evento) anche per la Chiesa della nuova evangelizzazione che rappresenta la sfida di questo terzo millennio. Non basta solo un cammino che oscilla tra catechesi e sacramenti, ma è necessario mettersi in ascolto delle coscienze sia di chi abitualmente frequenta la comunità ecclesiale e sia di chi abitualmente ci gira al largo, per determinare un salto di qualità che non si può rimandare.

Da qui l’impegno a rigenerare l’evangelizzazione attraverso una conversione della pietà popolare in strumento di riconciliazione, una rivalutazione della dimensione artistica che permetta di interagire con una parte di popolo che ha bisogno di sentire vicino quel Gesù della pace che ha sconvolto con il suo metodo misericordioso l’intera umanità. Insomma, una nuova sfida, ma soprattutto una nuova svolta per una Chiesa che sappia unire cielo e terra, come solo la bonaccia sa fare.

È chiaro allora che le speranze di La Pira per una pace duratura tra Ebrei e Palestinesi non devono rimanere un sogno, perché i sogni prima o poi finiscono, ma diventare al più presto realtà. E come può accadere tutto questo? Solo indirizzando le risorse economiche più che alla produzione ed all’acquisto delle armi, verso il sostegno alle famiglie, alla sanità, all’istruzione.

La guerra è un fallimento! Per questo – e non poteva mancare – papa Francesco ha ribadito la necessità di concretizzare le attese dei popoli del Mediterraneo mettendosi in ascolto della povera gente.

Quest’impegno richiede – e la Chiesa di Bari è chiamata a farlo per prima – di passare dal culto alla cultura. Per dirla in termini tecnici (teologici) dalla Chiesa del culto alla comunità della cultura … della pace.  Il culto per Dio è incompatibile con la cultura dell’odio, della violenza, della guerra perché Dio è Amore e la vita e l’esperienza dell’evangelizzazione della Chiesa del terzo millennio non possono che passare dal culto del lamento alla cultura del dono.

E’ la Chiesa in uscita che può determinare questo. Ed è la Chiesa che oggi, con il mare in bonaccia, non può che salpare e dire ancora una volta da Bari – capitale dell’unità della Chiesa – che il mare ci permette di a-mare tutti costruendo un oceano di pace!

Buon viaggio!   


24 febbraio 2020

 
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