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mercoledì 25 maggio 2022
 

Domenica 01 febbraio - IV dopo l’Epifania

Lettura del Vangelo secondo Luca (8,22-25)
Un giorno salì su una barca con i suoi discepoli e disse: «Passiamo all'altra riva del lago». Presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Un turbine di vento si abbattè sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo.
Accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». E lui, destatosi, sgridò il vento e i flutti minacciosi; essi cessarono e si fece bonaccia. Allora disse loro: «Dov'è la vostra fede?». Essi intimoriti e meravigliati si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui che dà ordini ai venti e all'acqua e gli obbediscono?».


Dalla Parola alla vita

La scena è drammatica. Leggendola non è difficile per ciascuno di noi ricordare giorni e situazioni in cui ci sembrava che Gesù “dormisse” mentre una tempesta si abbatteva sulla nostra vita. Un gesto usuale per dei pescatori si trasforma in tragedia: e Gesù dov’è? Da questo sgomento nasce la preghiera. è da notare la diversità delle preghiere nei Vangeli sinottici; Matteo fa dire ai discepoli: «Signore, salvaci!»; in Marco c’ è quasi un rimprovero: «Maestro, non t’importa che moriamo?»; Luca riferisce lo spavento: «Maestro, maestro, siamo perduti!».

Ognuno di noi ricorda che queste preghiere diverse sono affiorate molte volte sulle nostre labbra. Nella bufera, ognuno ha il suo modo di rivolgersi a Dio: ciò è giusto perché non esiste una preghiera che vada bene in ogni situazione. Ci viene anche insegnato che il momento della prova è un momento privilegiato per la preghiera; può essere una preghiera difficile, ma sempre capace di introdurre, con pazienza, alla comprensione vera e profonda dei momenti duri. Val la pena di sottolineare un altro aspetto: Gesù prima compie il gesto di sedare le acque e poi apostrofa i discepoli che rimangono pieni di paura, di stupore e di domande.

Questo particolare non è secondario. Stiamo vivendo il tempo dell’Epifania, cioè della manifestazione di Gesù come Figlio di Dio e Salvatore; anche per noi la manifestazione di Gesù, così come per i discepoli sul lago, dovrebbe creare scompiglio, stupore e anche paura. Prendere sul serio Gesù crea situazioni diverse e nuove in ciascuno, ma tutte hanno la medesima caratteristica: la fede non è solo certezza ma anche apprensione e domande.

Il rapporto con Gesù cambia radicalmente la vita di fede, che non si riduce a un assenso astratto a “verità eterne” ma diventa un processo di amore e di conoscenza che muta e cresce per tutto il “tempo della fede”, cioè per la prima parte della nostra vita; sappiamo, infatti, che nella seconda parte della vita, quella presso Dio, la fede non ha più ragion d’essere.

La fede accompagna la vita terrena e così ne condivide i passaggi difficili, le gioie improvvise, l’oscurità che genera paura e la luce che dona certezza e gioia. Questo aspetto della fede spesso è taciuto o guardato con sospetto; in realtà la fede, più che un percorso lineare, è un cammino che conosce tortuosità e momenti diversi. Una fede sempre uguale a se stessa, difesa coi denti e rappresentata solo da formule e comandi non è la fede dei discepoli di Gesù. Gli amici di Gesù hanno una fede che può anche dire, senza venir meno: «Ma Gesù dove sei? Dov’è tutto l’amore che provi per me?».

Questo tempo liturgico ci insegna che la fede è un cammino: da una certezza capace di suscitare domande si compie il passo per trovare altre certezze. Così imparo a diventare credente: passo dopo passo. Quel poco che ho visto e udito è più che sufficiente per mettere i piedi, ogni giorno, dove li ha messi Gesù.

Commento di don Luigi Galli


29 gennaio 2015

 
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