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mercoledì 25 maggio 2022
 

VI Domenica di Pasqua - Domenica 10 maggio

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (15,26-16,4)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi».

Dalla Parola alla vita

Partiamo dal fondo del brano evangelico: «Vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi». C’è qualcosa di cui Gesù non ha potuto parlare perché era ancora con i discepoli; adesso, avvicinandosi la «sua ora» (la Pasqua), può parlare.

Di cosa? Dello Spirito Santo che manderà, perché i discepoli possano credere in Lui. Ci sono due aspetti che vanno considerati. Il primo è che lo Spirito Santo viene da Gesù: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio». Lo Spirito Santo sarà mandato da Gesù e farà da «suo Avvocato (Paràclito)».

Perché Gesù manda un “Avvocato”? Perché senza lo Spirito Santo non è possibile aver fede in Gesù. è una verità semplice e sconcertante: essere cristiani significa accogliere un dono (Grazia) che non viene né dall’impegno della libertà, né da un’altra realtà. Questo dono trasforma l’essere umano e gli cambia il cuore: solo in questo modo è possibile diventare discepoli di Gesù. A loro volta i discepoli di Gesù, corroborati dallo Spirito, potranno diventare testimoni di Gesù nel mondo, come lo Spirito è stato testimone di Gesù nel loro cuore. è così che nasce la Chiesa; essa, a sua volta, ha il compito di rendere testimonianza a Gesù Risorto santificando, mediante i sacramenti, la vita degli uomini. Come si vede, tutta la “dinamica cristiana” è messa in moto non dalla Chiesa e neppure dall’impegno del credente, ma da Gesù vivo, che dona il suo Spirito.

Il secondo aspetto riguarda il martirio. Quella sul martirio è una riflessione seria che è diventata, proprio di questi tempi, molto attuale. «Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio». Qui si parla del martirio che hanno sperimentato i primi cristiani; essi erano ebrei, rifiutati come bestemmiatori ed eretici dai propri correligionari. La nostra situazione è diversa, ma il martirio è sempre attuale nella vita della Chiesa. Va accolta e capita la parola di Gesù: «Hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi».

Ogni cristiano è “per vocazione” chiamato al martirio, cioè a trovarsi di fronte il «caso serio» della sua vita in cui inevitabilmente chiarisce se è con Gesù, oppure no. Nel nostro Occidente questo momento è vicino: quotidianamente i cristiani si trovano nella condizione di dover essere martiri. Una Chiesa senza martiri è destinata a finire. Solo il martirio permetterà di vedere se c’è ancora chi ama Gesù più della propria vita. Avvicinandosi la Pentecoste possiamo metterci davanti a Gesù e dire: «Se anche restassi l’unico cristiano al mondo, avrei fede in Te perché ti ho visto e ti ho incontrato»; questa è la professione di fede del martire.

Commento di don Luigi Galli


07 maggio 2015

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