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martedì 22 ottobre 2019
 

Domenica 11 agosto - IX dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (22,41-46)

In quel tempo. Mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.

 

Dalla Parola alla vita

Nella storia di Israele un tempo particolarmente significativo fu la stagione della monarchia, cioè il tempo in cui alla guida del popolo eletto si alternarono grandi figure di re che avevano ricevuto da Dio la consacrazione. Il re era dunque il “consacrato di Dio”, il messia, colui che era stato investito di autorità attraverso l’unzione regale: nella lingua ebraica «messia» significa infatti “unto”. Nella tradizione di Israele la stessa unzione era riservata anche ai sacerdoti e ai profeti.

Le letture di questa domenica ci riportano a quel tempo e il Primo libro di Samuele oggi ci descrive l’unzione del re Davide, una delle figure più importanti dell’epoca monarchica, insieme a suo figlio Salomone che gli succederà. Con quale criterio viene operata questa scelta, chi decide? Dio stesso che sceglie il suo consacrato e per questo manda Samuele presso la famiglia di Iesse, indicandogli che tra i suoi figli si trova il successore del re Saul. Samuele ignora chi sia il designato e uno dopo l’altro passano davanti a lui i possibili candidati, ma nessuno è quello prescelto. È a questo punto che Dio rivela a Samuele qual è il criterio della sua scelta: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». L’ultimo dei figli di Iesse, il più piccolo, che era a pascolare il gregge, è colui che Dio ha scelto, il futuro re: «Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi».

Il riferimento al re Davide arriva fino al Nuovo Testamento e giunge fino a noi a partire proprio dalle antiche profezie, le quali  avevano indicato che il Messia sarebbe stato un discendente della stirpe di Davide, il Re-Messia. San Paolo lo ricorda a Timoteo, dicendo: «Ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio vangelo». Nella passione del Signore sarà proprio questa l’accusa, essersi proclamato «re dei Giudei».

Dunque al tempo di Gesù il dibattito sul Messia era particolarmente acceso e tra le diverse fazioni dei teologi si discuteva sull’identità del “consacrato di Dio” e sulle sue origini. Gesù provocatoriamente interpella i farisei proprio sul loro terreno e citando le Scritture, esattamente il Samo 110, li mette davanti a un dilemma: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». La domanda aveva uno scopo ben preciso, cioè non tanto metterli in difficoltà ma condurli a riconoscere l’origine divina del Messia, che pur essendo della stirpe di Davide, sarebbe stato «signore» anche del grande re Davide.

Si tratta della questione fondamentale sull’identità di Gesù: è solo uno dei grandi personaggi della storia umana? Una delle grandi figure che hanno lasciato un altissimo insegnamento morale? Solo questo o è il figlio di Dio? Al credente di ieri e di oggi è chiesto di dare risposta. Anche a noi Gesù ripete la sua domanda: che cosa pensate del Cristo?

Commento di don Marco Bove


08 agosto 2019

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