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venerdì 15 novembre 2019
 

Domenica 11 ottobre - VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (13,24-43)

In quel tempo. Il Signore Gesù espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Dalla Parola alla vita

Matteo raccoglie alcune parabole che annunciano il regno di Dio; sono messaggi importanti per capire  come Gesù concepisce e desidera che sia la sua Chiesa. Il significato delle parabole è racchiuso in questa frase del profeta Isaia: «Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Il luogo dove stanno le «cose nascoste» è la coscienza del credente che – in ascolto della Parola – accoglie lo Spirito di Gesù che gli svela i «segreti del Regno». Per avviare questo esercizio personale un suggerimento per ciascuna delle parabole.

1. «I giusti splenderanno come il sole».

La zizzania e il seme buono crescono insieme; il nostro istinto  vorrebbe eliminare subito la zizzania perché non impedisca al grano buono di crescere. Per fortuna il giudizio ultimo sulle coscienze appartiene a Dio e non a noi: «I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano”».

Perché lasciare crescere insieme buon grano e zizzania? Perché il Padre vuole avere più tempo per poter perdonare; il perdono di Dio incontra sempre la libertà dell’uomo e il suo “problema”  è quello di rispettare la libertà dell’uomo e, nello stesso tempo, di trasformarla senza schiacciarla. È un’impresa che solo Dio può compiere; noi, con il nostro giudizio, non possiamo togliere a Dio la gioia di perdonare tutti e agli uomini la possibilità di lasciarsi conquistare dalla sua misericordia. Il nostro compito non è strappare la zizzania ma fare in modo che ci siano le condizioni per cui la misericordia del Padre trasformi la zizzania in buon grano: «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro».

2. Il più piccolo di tutti.
 
Occorre aver visto (ma ci vuole la lente) i semini della senape che  cresce selvatica lungo le strade e nei campi della terra di Gesù, per capire il significato sorprendente di questa parabola: «Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto». Tra i tanti aspetti del regno di Dio qui ne sottolineo uno: Dio si manifesta nelle piccole cose.

È diffusa la mentalità per la quale Dio si debba manifestare in eventi straordinari: visioni, miracoli e trionfo mondano della fede. Di questo non c’è traccia nel Vangelo; esso ci dice che Dio lo  incontri  nella quotidianità della tua casa, nelle pieghe della tua psicologia, nelle gioie improvvise dell’amore, nelle ansie che non danno pace, nel lavoro e nel divertimento quotidiano. La fede non è un “blocco di certezze” possedute gelosamente, ma è un cammino che legge ogni istante della vita e scopre la presenza di Gesù in tanti piccoli frammenti.

3. Il lievito buono. Gesù usa questa immagine in senso positivo: il lievito è l’amore per lui; purché sia autentico “ne basta poco” e tutta la vita è in fermento. Una fede senza “passione” è destinata a morire. Ma questa immagine suggerisce un’altra caratteristica del regno ed è la sua sproporzione rispetto al mondo: la potenza degli uomini è più debole della debolezza di Dio.


08 ottobre 2015

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