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giovedì 14 novembre 2019
 

Domenica 11 settembre - II dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (21,28-32)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».


Dalla Parola alla vita

Il tema che la parola di Dio ci propone è importante: viene infatti posta davanti alla nostra libertà la condizione per la quale la grazia diventa efficace. Giovanni ha predicato ed è cambiata la vita di coloro che hanno messo in pratica la sua parola; quelli che l’hanno solo ascoltata non hanno fatto la volontà del padre.

1. «“Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò». Questo comportamento assomiglia a quello di tanti bambini che, per paura, dicono di sì e poi, per pigrizia, fanno il contrario. La pigrizia per il cristiano segnala una forte mancanza di fede. Facciamo un esempio: tra noi cristiani ci chiamiamo «fratelli e sorelle», ma quando questo è vissuto nella realtà quotidiana? Spesso «cari fratelli» rimane una bella frase campata per aria, perché la pigrizia e la paura ci fanno ripiegare su noi stessi al punto di parlare di fraternità ma senza mai viverla. Purtroppo di queste cose nella vita delle nostre comunità cristiane ce ne sono molte. La pigrizia è un grave peccato perché riesce a bloccare la potenza della grazia: quella persona è tua sorella per davvero, ma da come la tratti nessuno se ne accorge; nel Battesimo, per grazia, sei stato reso santo per sempre, ma da come vivi nessuno riesce a scoprirlo. È importante cogliere che la pigrizia non è solo fare poco e male, ma è dimenticanza e trascuratezza di quello che sei. Perciò la domanda fondamentale è: «Ti ricordi cosa sei diventato nel giorno del tuo Battesimo e lo metti in pratica?».

2. «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». È chiaro che essere peccatori non avvicina, di per sé, al regno di Dio, ma, accorgendosi del peccato e avviando una seria conversione, si entra nel regno. Questa semplice verità era dimenticata da molti di coloro che ascoltavano Gesù e purtroppo anche oggi. Ci sono molti che confidano in se stessi e nelle proprie forze per arrivare a seguire Gesù. Viene messo in primo piano l’impegno personale, ma in questo modo il Vangelo diventa “solo”una bella notizia, non decisiva per l’intera vita; il Vangelo, invece, è grazia e ha in sé la forza che permette di viverlo nella sua interezza. Ascoltare la Parola, conoscerla alla perfezione e farsene un vanto, quasi che fosse l’ultima moda, non porta alla maturazione cristiana. Ci vuole altro e cioè l’amore personale verso Gesù.
Il vantaggio dei pubblicani e delle prostitute non stava nel loro lavoro, ma nell’aver capito che la risposta alla Parola ascoltata diventava totale affidamento alla grazia che cambia ogni tipo di vita. Bisogna leggere questa parabola dei due figli tenendo nell’altra mano la parabola del fariseo e del pubblicano: non si entra nel regno facendo, ma si entra nel regno credendo.

3. «Avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti per credergli». La conclusione è lasciata a ognuno di noi. «Abbiamo visto il Signore»… e poi? La nostra responsabilità è ricordarci di aver ricevuto il dono (grazia) dello Spirito e rispondere con l’affidamento alla parola del Vangelo.

Commento di don Luigi Galli


08 settembre 2016

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