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martedì 24 maggio 2022
 

II DOMENICA DI PASQUA (in Albis depositis o della Divina Misericordia) - Domenica 12 aprile

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (20, 19-31)

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Dalla Parola alla vita

Abbiamo celebrato la Pasqua di Gesù, cioè sappiamo che Gesù ha vinto la morte ed è vivente in mezzo a noi. La sua presenza opera la nostra salvezza ogni giorno: vediamo come attraverso l’analisi di alcuni versetti.

Il Vangelo di oggi ci dice innanzitutto come Gesù opera. Tommaso vuol vedere le mani e il costato di Gesù: « Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Solitamente questo desiderio di Tommaso è visto come una mancanza di fede. In realtà Tommaso ci indica la strada della fede. Il segno dei chiodi e il costato aperto indicano il Crocifisso. Dobbiamo dire: «Il Crocifisso è risorto», ma anche: «Il Risorto rimane il Crocifisso», perché è con l’amore crocifisso che Gesù continua la sua opera di salvezza. Gesù risorto mostra il suo cuore, cioè il suo amore misericordioso che è salvezza per tutti.

«Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi”».  Con la Pasqua di Gesù il disegno di Dio è compiuto: il dono del Padre è completo e non ha più nulla da dire. Tutto questo è espresso con il dono della pace, sintesi di tutti i beni messianici promessi da Dio e preparati dall’eternità. Nel linguaggio biblico, infatti, “pace” significa “stare nella posizione giusta” con Dio, con sé stessi e con il creato.

«(Gesù) soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”». Questo non significa che il perdono è a discrezione degli apostoli, ma che il perdono è totale e pieno. Il dono dello Spirito Santo dice due cose molto importanti per la nostra fede: primo, che senza di esso non è possibile essere cristiani; secondo, che esso è principio universale di salvezza. La croce ha aperto agli uomini tante strade di salvezza che non conosceremo mai e ogni atto di Dio è perdono e misericordia.

Oggi in tutta la Chiesa si celebra la domenica della Misericordia. è stata un’intuizione geniale di san Giovanni Paolo II perché indica con estrema chiarezza il significato che la Pasqua ha per noi. Purtroppo, quando si parla di misericordia di Dio è facile cadere in molti equivoci perché si pensa che la giustizia di Dio metta “un freno” alla sua misericordia; la misericordia di Dio è “sfrenata” e nulla la può limitare. Non possiamo dire di aver celebrato bene la Pasqua di Gesù se permane nel nostro cuore l’idea che un qualsiasi comportamento umano possa limitare la misericordia di Dio. Non bisogna avere nessuna paura della misericordia di Dio. è proprio la scoperta dell’amore che “salva” la morale, non la legge. Quest’ultima è come l’impalcatura che serve fin quando la casa non è finita. Dopo la Pasqua di Gesù la “casa” è finita e resta solo l’amore di Dio. è la scoperta della grandezza di questo amore incondizionato (che si chiama “misericordia”) che anima il comportamento del cristiano, diventando il principio morale che guida una conversione che dura tutta la vita.

 

Commento di don Luigi Galli


09 aprile 2015

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