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giovedì 21 novembre 2019
 

Domenica 14 aprile - Le Palme

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (11,55-12,11)

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
   

Dalla Parola alla vita

La celebrazione di questa domenica costituisce una vera e propria porta di accesso alla Settimana Santa o “Settimana autentica”, come la liturgia ci suggerisce, invitandoci a contemplare due scene evangeliche che ci aiutano ad avvicinarci alla Pasqua del Signore, per entrare nel suo dinamismo e non essere semplicemente spettatori ma protagonisti, insieme al Signore Gesù.

La prima scena da contemplare è l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, quando una folla esultante lo acclama come l’inviato di Dio, agitando rami di palme, utilizzando le parole del Salmo 118 che preannunciano la venuta del re-messia: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!». Dunque il Signore viene accolto come un re; l’evangelista Giovanni ci ricorda anche le parole del profeta Zaccaria, che aveva prefigurato la manifestazione del messia, esattamente come si svolgono i fatti: «Non temere figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina».

Dunque Gesù intende presentarsi così, come i profeti avevano preannunciato, cioè il Messia atteso. Ma sappiamo anche che questa stessa folla, pochi giorni più tardi, trasformerà la sua acclamazione di benedizione in un grido di morte: «Crocifiggilo!». È una folla anonima, dentro la quale ci nascondiamo anche noi, una folla che si lascia manipolare e che non sa riconoscere in Gesù l’inviato di Dio. Prepararci alla Pasqua significa anche questo, riconoscere cioè le nostre ambiguità e il rischio di lasciarci manipolare, senza rimanere ancorati alla luce della parola di Dio.

La seconda scena che contempliamo è l’episodio che l’evangelista Giovanni colloca immediatamente prima dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, si tratta dell’unzione di Betania quando, a casa di Lazzaro, Maria compie un gesto sorprendente e rivelatore, versando un grande quantitativo di profumo, molto costoso, sui piedi di Gesù per poi asciugarli con i suoi capelli. Giuda davanti a questa azione esprime tutto il suo disappunto, sottolineando il fatto che si tratta di un vero e proprio spreco. Gesù invece difende questa donna e ciò che ha fatto, spiegando che essa aveva conservato l’unguento per la sua sepoltura; l’allusione è dunque a ciò che presto sarebbe accaduto, cioè la sua condanna e la sua morte. Questo gesto contiene allora una profezia sulla vita del Signore o meglio sulla sua morte ormai prossima, ma soprattutto manifesta simbolicamente ciò che siamo tutti invitati a fare: compiere lo stesso gesto di Maria di Betania esagerando nell’amore, “sprecando” ciò che abbiamo anche noi di prezioso per il Signore: il nostro tempo, i nostri interessi, la nostra stessa vita.

Maria eccede nell’amore per il Signore, prefigurando la sua morte e così anche a noi rimane l’invito, preparandoci alla Pasqua del Signore, non solo di partecipare ai riti religiosi, ma soprattutto di portare nella nostra vita l’eccesso di amore di Maria, mettendo a disposizione del Signore e del suo corpo, la Chiesa, quanto abbiamo di prezioso.

Commento di don Marco Bove


11 aprile 2019

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