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giovedì 26 maggio 2022
 

Domenica 15 marzo - IV di Quaresima (del Cieco)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (Giovanni 9, 1-38b)

In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio.

Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».

Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé».

Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.

Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».


Dalla Parola alla vita

 La parola chiave della nostra meditazione è “luce”. Per fare memoria del nostro Battesimo seguiremo “la via della luce” e analizzeremo alcuni passaggi. «Passando [Gesù] vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Rispose Gesù:“Né lui né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”». Quest’uomo cieco dalla nascita rappresenta ciascuno di noi.

Non possiamo salvarci: il peccato ci tiene prigionieri. Ma le nostre tenebre vengono squarciate dalla furbizia di Dio: egli si serve del peccato per manifestare la sua gloria. «Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco». C’è qui una “infilata” di termini che fanno una certa impressione: “sputo”, “saliva”, “terra”, “fango”.

Per l’evangelista questi termini hanno un valore sacramentale; sta già parlando del nostro Battesimo e ci dice che la grazia è un dono (non dipende da noi) che fa compiere un cammino (che dipende dalla nostra libertà). La grazia (cioè lo Spirito Santo) arriva nella terra e nel fango; Dio ama la mia umanità “fangosa” e salva me nella concretezza di uomo che vive “al buio”. Questa concretezza la ritroviamo nella “materia” con cui la Chiesa celebra i sacramenti. Per celebrare il Battesimo, infatti, occorrono: acqua, olio, profumo, sale, vestito, soffio. «E gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe” – che significa Inviato». Gesù non si muove, resta fermo e manda. Il cieco ha sentito sulla sua pelle i gesti di Gesù, ma a lui non è successo niente.

È il momento critico della fede che può essere superato solo da un gesto di fiducia nella Parola che manda. Se ci si ferma qui, il sentiero si interrompe e non si arriva alla luce. Il cieco è ancora cieco e deve essere accompagnato alla piscina. Questo “accompagnamento” sono i sacramenti della Chiesa. Noi, come il cieco, non vediamo Gesù, ma vediamo i “segni” della sua presenza. Dobbiamo affidarci alla Chiesa. «Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva». Arriva – finalmente! – la gioia della luce. Il cristiano è nella luce soprannaturale di Dio perché lo Spirito abita stabilmente nel suo cuore; questa Grazia lo rende “accerchiato dalla luce”. Si veste di bianco perché tutti vedano le sue azioni fatte di fede, speranza e carità: sono le virtù teologali che “fanno vedere Dio”. «[Gesù] gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è Signore...?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”».

Il cammino della luce si conclude con l’incontro con Gesù. Il cieco riacquista la vista e riconosce Gesù. Qui non si tratta più della vista fisica ma della vista soprannaturale della fede. I farisei non riescono a vedere questa luce… come tanti cristiani che pensano di salvarsi facendo i “bravi” e non amando Gesù con tutto il cuore.

Commento di don Luigi Galli


12 marzo 2015

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