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lunedì 29 novembre 2021
 
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Domenica 16 luglio - VI dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Luca (6,20-31)

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: / «Beati voi, poveri, / perché vostro è il regno di Dio. / Beati voi, che ora avete fame, / perché sarete saziati. / Beati voi, che ora piangete, / perché riderete. / Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, / perché avete già ricevuto la vostra consolazione. / Guai a voi, che ora siete sazi, / perché avrete fame. / Guai a voi, che ora ridete, / perché sarete nel dolore e piangerete. / Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. / E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».

   
Dalla Parola alla vita

Le beatitudini sono considerate come la nuova Legge indicata da Gesù ai suoi seguaci. Esse hanno un fascino particolare, ma è necessario andare al cuore di ciò che riesce a generare la gioia del Vangelo.

1. «Ma a voi che ascoltate, io dico». La novità del Vangelo è l’autorità con cui Gesù parla e la forza con cui chiede l’obbedienza a ciò che dice. Nel brano di Luca di questa domenica ci sono tre passaggi: le beatitudini, i “guai”, e la novità annunciata da Gesù. Gesù supera la Legge antica e chiede l’amore per i nemici, di fare del bene a quelli che ci odiano e invita a pregare per loro. Questa proposta è umanamente irragionevole e impossibile da praticare. I credenti hanno tre possibilità: “ridurre” il dato evangelico, impegnarsi con tutte le forze per praticarlo, o affidarsi alla grazia che rende la libertà capace di fare ciò che è possibile solo a Dio. Nel primo caso si riduce a “consiglio” ciò che è semplicemente il Vangelo; nel secondo caso si trasforma il cristianesimo in un titanico sforzo morale scoraggiante per i più.

2. «Beati voi». Le beatitudini evangeliche hanno tutte un punto in comune: la sproporzione incolmabile  tra le situazioni di vita e le promesse che ad esse corrispondono. Povertà, fame, pianto, disprezzo da parte della comunità appaiono più una maledizione che non una benedizione. Ma decisivo è che la fede cristiana, prima di un assenso ad alcune verità, è accettare e abbandonarsi alla pedagogia di Dio che si rivela in Gesù; egli, nella sua umanità, ha scoperto di essere Figlio attraverso le cose che ha patito, accogliendo anche lui la pedagogia del Padre che sceglie i piccoli per fare le cose grandi: la povertà per donare la ricchezza, le lacrime per aprire la strada alla gioia e il disonore per giungere alla gloria. In questi discorsi c’è il rischio di eliminare la “legge della sproporzione” lodando la povertà, mistificando il dolore ed esaltando forme improprie di umiltà. Ma così si toglie valore alla grazia: si riduce lo scandalo dell’incarnazione di Dio che «da ricco che era si è fatto povero per arricchire noi con la sua povertà».

3. «Ma guai a voi ricchi». Bisogna aprire gli occhi per vedere l’unico vero guaio in cui possiamo tutti cadere; la ricchezza, infatti, la sazietà, il sorriso e l’onorabilità sono tutte cose buone e il cristiano non le deve né temere, né conquistare a ogni costo. Il primo rischio grave è quello della “distrazione”: è il peccato che apre la strada a ogni trasgressione, in cui le creature prendono il  posto del Creatore. Il secondo rischio, molto attuale, è la disperazione: non riuscendo a superare la distanza tra la vita e il Vangelo e non fidandosi della grazia ci si trova perduti in un volontarismo che toglie fiato e gioia. Che fare? Bisogna far rinascere la Chiesa nel cuore dei credenti ridando il primato alla grazia. Con il grazie eucaristico e la centralità della contemplazione nascerà una comunità di perdono, di accoglienza e di uguaglianza: solo così si supera la Legge antica e si entra nel regno delle beatitudini evangeliche.

Commento di don Luigi Galli


13 luglio 2017

 
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