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mercoledì 13 novembre 2019
 

Domenica 20 ottobre - Dedicazione del Duomo di Milano

Lettura del Vangelo secondo Luca (6,43-48)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene». 

Dalla Parola alla vita

Il rito ambrosiano ha collocato in questa terza domenica di ottobre la Festa della Dedicazione del Duomo, una delle solennità del Signore che vuole aiutarci a ritrovare la nostra unità come Chiesa ambrosiana, attraverso il simbolo della chiesa cattedrale. Non si tratta certo di festeggiare un monumento, carico di storia e architettonicamente molto bello: si tratta di ritrovare il fondamento del nostro essere Chiesa, attraverso un luogo, sede della “cattedra” del vescovo, da cui il nome “cattedrale”, come per ogni chiesa diocesana.

Attorno al nostro arcivescovo Mario infatti, ci ritroviamo come Chiesa di discepoli del Signore, cioè di coloro che imparano continuamente (“discepolo” significa infatti questo), e attraverso il suo magistero accrescono la propria fede e rafforzano i legami della comunione. Ma la cattedrale rappresenta anche tutti noi, che siamo la Chiesa diocesana, siamo infatti «pietre vive, costruiti anche voi come edificio spirituale», ci ricorda san Pietro apostolo nella sua Prima lettera. Ma la pietra che sostiene tutto l’edificio è il Signore Gesù, «una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».

Anche l’evangelista Luca utilizza l’immagine di un edificio per rappresentare la vita dei credenti, una casa che per essere solida deve avere le sue fondamenta sopra la roccia: «Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia». La vita ci mette spesso davanti alle difficoltà, alla “piena del fiume”, è a quel punto che scopriamo che l’essere ben fondati nel Signore, nostra roccia, non fa magicamente scomparire le difficoltà, ma ci sostiene, ci dà la fortezza necessaria per affrontarle.

Dunque non solo la nostra vita, ma la vita stessa della Chiesa ha un fondamento solido. Nel corso dei secoli ci sono stati davvero tanti momenti difficili e ancora oggi ve ne sono: le persecuzioni dei primi secoli ancora oggi continuano in molti Paesi, ma spesso non ne abbiamo notizia o non vi si dà la giusta attenzione. Eppure la fede ci è stata trasmessa grazie alla Chiesa, a tutti coloro che l’hanno custodita e tramandata.

In questo cammino secolare il ruolo dei pastori è sempre stato decisivo, anche se la comunione ecclesiale nasce attorno al Signore e alla sua Parola, ogni volta che la mettiamo in pratica. Il vescovo è colui che è chiamato a essere custode e garante della comunione dei fedeli, in particolare la Lettera agli Ebrei ce lo ricorda: «Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi». Oggi dunque dobbiamo pregare in modo speciale per il nostro vescovo e per tutti i suoi collaboratori, perché si sentano sostenuti dal nostro affetto e dalla nostra preghiera, dovendo portare il peso di una responsabilità, bella ma impegnativa: vegliare sul gregge loro affidato.


18 ottobre 2019

 
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