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venerdì 05 giugno 2020
 

Domenica 22 dicembre – VI di Avvento (dell’Incarnazione o della Divina Maternità di Maria)

Lettura del Vangelo secondo Luca (1,26-38a)

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Dalla Parola alla vita

Quest’ultima domenica di Avvento è detta “dell’Incarnazione” o “della Divina Maternità di Maria” e, come è ovvio che sia, ha al centro la presenza di Maria di Nàzaret, «promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe», come ci ricorda l’evangelista Luca. La nota dominante di quest’oggi è la gioia, o meglio l’invito a trovare le ragioni profonde della nostra gioia. San Paolo, rivolgendosi ai cristiani di Filippi e idealmente anche a tutti noi, si esprime proprio così: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino». Anzitutto l’apostolo sottolinea che la gioia a cui ci sta invitando è di una qualità particolare, cioè non si tratta di spensieratezza né di allegria, ma della gioia cristiana, cioè essere lieti nel Signore. Ciò significa che solo nel Signore è possibile ritrovare la serenità necessaria e la pace del cuore, soprattutto in certi momenti della nostra vita. Infatti essere sempre lieti è possibile solo a condizione di scoprire ogni volta un aspetto fondamentale della nostra fede, cioè che il Signore è vicino. Il messaggio della vicinanza di Dio è esattamente l’annuncio del Natale, cioè della nascita del Signore che, ci ricorderà tra pochi giorni l’evangelista Giovanni, «venne ad abitare in mezzo a noi». Questa certezza è capace di ridonarci luce e serenità, ci sospinge verso la gioia autentica, nella certezza che al di là delle situazioni di difficoltà o della possibile distanza che possiamo creare nei confronti di tutto e di tutti, perfino del Signore, lui resta vicino, lui è il «Dio con noi». L’invito alla gioia è anche il saluto che l’angelo Gabriele rivolge a Maria, come oggi leggiamo nella recente traduzione italiana: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». Dunque lo stesso invito e le stesse ragioni: il Signore è con Maria, la piena di grazia, ma è anche il «Dio con noi», con tutti noi, che attraverso il “sì” di Maria si fa uomo per rimanere con noi sempre, non solo a Natale. Ma la disponibilità di Maria non è scontata, il suo dialogo con l’angelo ci fa comprendere un’altra cosa, molto importante per tutti noi: Maria ha bisogno di capire qual è il progetto di Dio, cosa esattamente le accadrà, poiché la nascita di un figlio non era per lei possibile in quel momento. Quante volte anche noi non riusciamo a comprendere dove il Signore sta guidando i nostri passi e qual è il bene che lui stesso vuole realizzare per noi e attraverso di noi. Maria in effetti ci insegna a compiere il passo decisivo, quello della fiducia, dell’affidamento a Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». In realtà Maria non ha compreso tutto, molte cose le comprenderà solo molti anni più tardi, ma si fida della parola dell’angelo che dice: «Nulla è impossibile a Dio». Non è necessario, e a volte non è neppure possibile, capire tutto. Maria ha compreso che è Dio all’origine di ciò che le sta capitando e che tutto questo sarà per un bene più grande. Siamo capaci anche noi, come Maria, di dire il nostro “sì” con la sua stessa fede?


19 dicembre 2019

 
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