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mercoledì 25 maggio 2022
 

Domenica 22 marzo - V di Quaresima (di Lazzaro)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (11, 1-53)

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Dalla Parola alla vita

Il tema centrale del Vangelo di oggi è quello della vita. Il “segno della vita” è l’approdo finale del cammino battesimale. Il cristiano, consacrato nel Battesimo, vive la stessa vita di Gesù; ne segue il destino di morte e risurrezione; ne condivide il significato e custodisce nel cuore la speranza di poter stare con il suo Signore per sempre. Questa vita, iniziata con la consacrazione battesimale, è eterna e più non muore. La ricchezza del Vangelo può essere sintetizzata in quattro passaggi.

Il primo possiamo intitolarlo l’“avvicinamento”. «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Si parte da un equivoco: Gesù fa una rivelazione sorprendente e usa l’immagine del sonno per parlare della morte; i discepoli, invece, pensano al sonno come l’inizio di una guarigione che allontana la morte. Per Gesù questo “ritorno alla vita” è solo un “segno” dell’altra vita, quella divina, che è donata ai credenti. I discepoli non sospettano nulla e pensano ancora al “ritorno” in una vita la cui fine è solo rimandata.

Il secondo: la rivelazione. «Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà. [...] Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà». Gesù prima di compiere “il segno” lo spiega e pone il suo messaggio su un piano diverso; Gesù sta rivelando il senso stesso della sua missione. La vita che Gesù dona non è un ritorno alla vita di prima, ma è il dono della vita eterna: quella che non muore perché è lui la vita. Siamo nel cuore del Mistero cristiano: il Battesimo non cambia la vita in senso morale (non ci rende più buoni), ma dona la vita nuova in grado di attraversare indenne il territorio della morte. Ci crediamo? La Quaresima è il tempo in cui guardare in alto: senza la prospettiva del paradiso la vita cristiana è senza senso.

Terzo: la preghiera di Gesù. «Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Gesù non chiede nulla perché sa già quello che succederà: ringrazia il Padre perché non lo abbandona al suo destino, ma gli garantisce il successo della sua missione. Gesù sta ringraziando il Padre non tanto per la risurrezione di Lazzaro quanto per la sua. è una preghiera intima e commovente: Gesù è in colloquio con il Padre e solo loro sanno quello che si stanno dicendo. Così Gesù inizia l’Eucaristia e ci prende per mano per condurci, in questi giorni santi, sulla croce e regalarci la risurrezione.

Quarto: la furbizia di Dio. «Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: [...] è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo». La furbizia di Dio fa annunciare la passione del Figlio da colui che non crede in lui. Caifa ci consegna il senso della Pasqua: Gesù si offre a Dio al posto nostro. La morte azzanna il Figlio illudendosi di aver vinto Dio. Ma Dio ha preparato per lei un “boccone avvelenato”: la morte se ne nutre ma mangia la sua fine.

Commento di don Luigi Galli


19 marzo 2015

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