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venerdì 22 novembre 2019
 

Domenica 23 giugno - II dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (6,25-33)

In quel tempo. Il Signore Gesù ammaestrava le folle dicendo: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».
    

Dalla Parola alla vita

In queste domeniche dopo Pentecoste siamo invitati idealmente a riscoprire l’azione dello Spirito Santo nella nostra vita, la preziosità di questo dono che dalla Pasqua del Signore si effonde su ciascuno di noi; i testi biblici di oggi, da questo punto di vista, ci offrono un aiuto importante. Il primo frutto è sicuramente la capacità di discernimento, come il libro del Siracide ci suggerisce: «Il Signore soltanto è riconosciuto giusto. A nessuno è possibile svelare le sue opere e chi può esplorare le sue grandezze?… Che cosa è l’uomo? A che cosa può servire? Qual è il suo bene e qual è il suo male?». Lo Spirito del Signore ci permette di riconoscere le opere di Dio, di poter discernere il bene e il male nelle nostre concrete situazioni di vita.

Lo Spirito nutre anche la nostra speranza, ci permette di vedere l’invisibile e di attendere di «entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio». Così l’apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani di Roma, li aiuta a guardare oltre le sofferenze e le difficoltà del presente, per attendere e sperare in qualcosa di più grande: «Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati». Dunque il cristiano, che nel Battesimo ha ricevuto in pienezza il dono dello Spirito Santo, vive nella speranza di un compimento, sostenuto da una grazia che viene dall’alto.

Infine anche il Vangelo ci offre un ulteriore spunto, perché molti momenti della nostra vita sono segnati dalle preoccupazioni e dall’affanno, dall’ansia per il domani. Non si tratta solo delle necessità materiali, che cosa mangeremo, che cosa berremo, che cosa indosseremo, ma anche di quello che riguarda il domani, da tutti i punti di vista, quello che non è sotto il nostro controllo; pensiamo ad esempio alle preoccupazioni legate al lavoro, alla nostra salute e a quella dei nostri cari, alla preoccupazione per i figli, per la loro crescita e il loro futuro. Abbiamo davvero mille motivi per guardare al futuro come un enorme punto di domanda.

Ma la parola del Signore ancora una volta ci invita ad avere uno sguardo contemplativo, a riconoscere la “mano di Dio” nella creazione, a riconoscere che Dio si prende cura di tutte le sue creature, anche delle più piccole, quanto più allora si prenderà cura di noi, suoi figli! Dunque la prima cura contro l’ansia della vita quotidiana è avere uno sguardo di fede sulla nostra vita. Ma il problema sta proprio qui, il Vangelo contiene infatti una domanda che è anche un rimprovero per la nostra fede incerta: «Se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?». Lo Spirito Santo alimenta dunque la nostra fede, insegnandoci il discernimento, la speranza e la fiducia. Sappiamo abbandonarci con fiducia?

Commento di don Marco Bove


20 giugno 2019

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