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venerdì 15 novembre 2019
 

Domenica 24 gennaio - III dopo l’Epifania

Lettura del Vangelo secondo Matteo (15,32-38) - In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Dalla Parola alla vita

Siamo ancora nel tempo dell’Epifania. Il breviario ambrosiano inserisce nell’elenco dei segni epifanici anche la moltiplicazione dei pani. È dunque alla luce dell’Epifania dell’amore misericordioso del Padre di Gesù che noi dobbiamo leggere il Vangelo di oggi.

1. «Sento compassione per la folla». Gesù si manifesta come un Salvatore che compatisce, cioè sente, vive e capisce il dolore degli altri. In questo anno giubilare dobbiamo essere pronti a cogliere i tratti fondamentali dell’amore di Dio e nella compassione di Gesù verso la folla vediamo che Dio prova compassione per gli uomini. Questa compassione non è sempre evidente; quante volte infatti abbiamo detto: «Ma Dio dove sei?». La risposta della fede la conosciamo: il Padre diventa tuo compagno nel dolore e nella gioia. Il vero miracolo è la sua presenza misteriosa che, nella fede, rinnova quotidianamente la speranza. Il silenzio di Dio non è il segno della sua assenza, ma il momento in cui la fede si purifica e persevera nell’affidarsi a Dio, sperando contro ogni speranza.

2. «Come possiamo dare da mangiare a tutta questa gente?». Qui si svela il segreto della vita secondo il Vangelo: tutto quello che noi offriamo a Dio ci viene restituito moltiplicato per cento. Se i discepoli, invece di dare a Gesù tutti i sette pesciolini in loro possesso, ne avessero dati solamente sei, Gesù non avrebbe fatto il miracolo. Quando noi lasciamo tutto per Gesù il Vangelo si compie, subito, ci viene restituito il centuplo di ciò che abbiamo donato. Lasciare tutto per seguirlo è la richiesta che Gesù fa ad ogni cristiano. Nel cristianesimo il massimo della sequela è il minimo richiesto per diventare discepoli del Signore.

Ogni giorno diventa sempre più chiaro il compito dei cristiani nel mondo: far brillare il Vangelo vivendolo nella sua totalità. Dare tutto a Gesù e non tenere nulla per sé: solo in questo modo il Vangelo restituirà il centuplo e sarà ancora capace di attrarre a sé donne e uomini. Un Vangelo a cui manca anche solo un “piccolo pezzo” è un Vangelo morto; il mondo di oggi offre agli uomini molte più gioie e certezze di un Vangelo dimezzato. Questo spiega l’affievolirsi della fede di molti e, al contempo, indica l’unico modo per rendere vero il Giubileo: convertirsi e credere al Vangelo.

3. I pezzi avanzati. Dio non “butta” nulla, perché il suo amore raccoglie ogni cosa; nessun uomo è perduto e nessuna vita è inutile o persa per sempre. Per noi questo è difficile da credere; perciò bisogna dedicare tempo a questo pensiero fino a che non entri nella nostra mente e nel nostro cuore determinando atteggiamenti e prospettive concrete di vita. Noi viviamo e scartiamo; buttiamo via di tutto: uomini e cose. Siamo “consumatori” e, dunque, produttori di rifiuti. Questa mentalità è totalmente antievangelica. Cosa fare? Guardare con tenerezza gli “scarti”: Dio raccoglie tutti nelle sue mani. Dobbiamo anche noi “raccogliere” il più possibile: è la rivoluzione di cui il mondo ha bisogno.


21 gennaio 2016

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