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venerdì 15 novembre 2019
 

Domenica 24 luglio - X dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Luca (18-24b-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».


Dalla Parola alla vita

Il brano del Vangelo indica con chiarezza uno dei tratti irrinunciabili per lo “stile cristiano”, che è un modo di essere che rende una cosa o una persona inconfondibili. Senza un proprio “stile” il cristianesimo scompare: non si rende visibile e perde di significato.

1. «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio». Gesù parla di grave difficoltà e non di impossibilità; gli ascoltatori restano comunque sconcertati. Nell’ebraismo diffuso ai tempi di Gesù le ricchezze erano viste come una benedizione divina, una conferma per il credente che stava conducendo una vita buona e onesta. Gli ascoltatori, seguendo questa convinzione, chiedono a Gesù: «Ma allora chi si salva?». Gesù accoglie l’obiezione e la ribalta: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».  Non le ricchezze sono il segno della benevolenza divina e della salvezza: solo la sequela di Gesù può salvare la vita dell’uomo.
La salvezza è frutto della Grazia; senza di essa nessuno, pur impegnandosi, può aver salva la vita.

2. «Noi abbiamo lasciato tutti i nostri beni e ti abbiamo seguito». Pietro, sentendo il ragionamento di Gesù, si preoccupa per sé e per i suoi amici. Gesù, rispondendo a Pietro, fa una promessa che è alla base dello “stile cristiano”. Gesù annuncia e promette la “legge del centuplo”: chiunque lascia qualcosa per Gesù riceverà già in questa vita cento volte tanto e in più avrà in dono la vita eterna nel tempo che verrà.
Con una “legge” e una promessa di questo genere è inspiegabile come sia potuto avvenire che il cristianesimo si sia ricoperto di una “patina di penitenza e di sacrificio”. Ci siamo dimenticati della Grazia e abbiamo perso la gioia del Vangelo.

3. «Convertirsi alla gioia». Ogni epoca cristiana sottolinea alcuni tratti tipici che permettono al cristianesimo di continuare a vivere nella storia degli uomini. Lo Spirito suscita sempre uomini di Dio che indicano la strada e lo stile da seguire. Ebbene, non credo sia azzardato affermare che oggi lo stile cristiano non può fare a meno della povertà e della gioia. Per secoli si è pensato che solo alcuni fossero chiamati alla povertà; oggi è chiaro che non è così: tutti i cristiani devono vivere la virtù della povertà. Nella propria condizione di vita ognuno troverà il suo modo giusto per farlo; la povertà, poi, prenderà per mano la gioia e questo trasformerà il volto del cristianesimo. 

La Chiesa trarrà un vantaggio enorme da questa conversione del cuore perché in essa brillerà la potenza di Dio e non gli accorgimenti degli uomini. Anche l’intera società ne trarrà vantaggio perché sarà liberata dall’ansia del denaro e dall’invadenza insopportabile dell’economia. Sembra un’utopia, ma questa è la forza del Vangelo che contiene le promesse di Gesù; i credenti in lui proprio su queste promesse fondano il loro “stile di vita”: la vita vale più del vestito e la gioia è più preziosa dell’oro.

Commento di don Luigi Galli



21 luglio 2016

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