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giovedì 26 maggio 2022
 

Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe - Domenica 25 gennaio

Lettura del Vangelo secondo Luca (2,41-52)

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

 

Dalla Parola alla vita

Questo brano di Luca è molto complesso, al di là del racconto che conosciamo molto bene. In realtà anche noi dovremmo sentirci come Maria e Giuseppe che non compresero quello che Gesù fa e dice. La frase di Luca (2,50) qui riportata è identica a quella riferita ai discepoli dopo il terzo annuncio della passione (Luca 18,34: «Ma essi non compresero nulla di tutto questo»).

Altra nota preliminare: chi conosce Gerusalemme sa bene che per esplorarla da capo a fondo non occorrono tre giorni. Allora perché si parla di tre giorni? è una prefigurazione della Pasqua di Gesù; lui ha parlato di ciò di cui si deve occupare – la Pasqua – e i genitori non capiscono. Questo episodio di Gesù a Gerusalemme non è una simpatica e curiosa birichinata di Gesù adolescente: è piuttosto un fascio di luce sul mistero più grande del Vangelo: la vita nascosta di Gesù a Nazaret.

Ma oggi il Rito ambrosiano celebra la Festa della famiglia: tema grande e forte che si è fatto, da qualche decennio in qua, anche difficile e complesso. Ci può dire qualcosa questo brano di Vangelo, che congiunge Betlemme con Nazaret e Nazaret con Gerusalemme, cioè il Natale con la Pasqua?

Ci sono almeno tre spunti, che possono diventare oggetto di indagine, meditazione e preghiera.

Il primo: la ricerca. è necessario “ritrovare la famiglia”; non tanto nel senso di recuperare una “tradizione” impossibile da riprodurre, quanto piuttosto prendere la “tradizione” per farne il punto di partenza per una nuova figura di famiglia che riesca a vivere il Vangelo in una contemporaneità così diversa dal passato. I cristiani, in particolare, debbono prendere sul serio la famiglia riscoprendo il significato e il valore del sacramento del Matrimonio. Non si deve partire da una difesa della famiglia in astratto, ma dal desiderio di far capire che è bello e sensato “sposarsi nel Signore”.

Secondo: ritrovare il figlio. Uno dei rischi più grandi che stiamo vivendo è la scomparsa del “senso del figlio”; uno slogan potrebbe sintetizzare la concezione, diffusa anche tra i credenti, per cui il figlio è un “diritto” e non un “dono”; è un errore gravissimo: nessuno può vantare un qualsiasi diritto su un’altra persona; avere un figlio non è un diritto da far valere ad ogni costo. Il figlio è un dono, cioè una persona che si manifesta come libertà a cui tu puoi dare cura e amore senza nulla chiedere in cambio. Questo – penso – è uno dei punti chiave da cui dipenderà la nostra civiltà (o inciviltà) di domani.

Terzo: custodire e far crescere con gratitudine la grazia e la luce che emanano dal Matrimonio; non si può parlare di famiglia se non c’è stima per tale sacramento. Oggi, purtroppo, esso è tra le realtà più bistrattate (almeno nei mass-media) perché non c’è fiducia nell’amore. Si diffonde l’idea che l’amore non può durare a lungo; esso parte forte e pieno di speranza e poi, inesorabilmente, scivola in basso fino a scomparire.

La Festa della famiglia può essere l’occasione per “parlar bene” del Matrimonio… cosa rara anche dal pulpito...

Commento di don Luigi Galli




 



22 gennaio 2015

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