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martedì 24 maggio 2022
 

IV Domenica di Pasqua - 26 aprile 2015

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (10, 27-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Dalla Parola alla vita

Vangelo chiaro e straordinario nelle sue promesse: «Il Padre mio, che me le ha date (le pecore), è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Seguiamo lo straordinario “percorso delle pecore”. Gesù dice che le pecore (cioè ciascuno di noi) sono sue, perché le ha comperate pagandole con il suo sangue. La Pasqua di Gesù ha segnato in modo radicale e irreversibile il nostro destino: siamo di Gesù. Egli, tuttavia, ci vuole liberi per poterlo amare. Ma la libertà non può cambiare quello che siamo diventati: gli apparteniamo a prescindere da ciò che facciamo. Mi servo di un esempio per essere chiaro: un figlio resta sempre figlio anche se scappa da casa o anche quando non riconosce i genitori; così io sono di Gesù solo per grazia (cioè per sua decisione irrevocabile) e non per quello che faccio; anche se dovessi ribellarmi con il peccato io sono sempre di Gesù: egli non mi lascerà mai perché gli appartengo. Se Gesù si dimenticasse di me, non sarebbe più Gesù ed io non sarei più io. Questo è il motivo per cui la fede non è uno “scherzo”, ma dice cos’è diventata la mia vita da quando Gesù mi ha comperato. Belle e straordinarie parole: «Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano».

Una domanda affiora: Gesù ci ha comperati con il suo sangue, ma da chi ci ha acquistati? Ecco la risposta: «Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Gesù ci ha “comperati” dal Padre. L’umanità di Gesù, dalla quale ognuno di noi ha preso la propria, era nelle mani del Padre creatore fin dall’inizio; così Gesù per “acquistarmi col sangue” ha dovuto chiedere al Padre la mia umanità. Dio, all’inizio, ha creato l’umanità per farne dono al Verbo che, incarnato, è divenuto Gesù, uomo-Dio; per questo la sua passione, morte e risurrezione è “il prezzo giusto” per la nostra salvezza: nessun essere umano andrà perduto perché né Satana, né la morte (di cui è Signore) possono fermare il disegno misericordioso del Padre.

Ma c’è un terzo passaggio: Gesù restituisce al Padre quello che il Padre gli ha “venduto”. Se non suonasse superficiale potremmo dire che questo è il gioco divertente che il Padre e il Figlio fanno dall’eternità. «Il Padre mio è più grande di tutti e nessuno può strapparle ( le pecore, cioè ciascuno di noi) dalla mano del Padre». è il vortice della vita soprannaturale: siamo nelle mani di Gesù e, un attimo dopo, siamo nelle mani del Padre e questo… all’infinito. Solo la preghiera può farci entrare in questo “gioco”; Dio prega il Figlio perché gli consegni “i figli”, ed è il Figlio che invoca il Padre perché gli restituisca i “suoi”.

Può essere che questo linguaggio inusuale appaia poco chiaro; in realtà manca ancora il terzo protagonista del “gioco” e cioè lo Spirito Santo. Lo stiamo aspettando: quando arriverà, tutto sarà più chiaro perché ci spiegherà che questo “gioco” si chiama Amore e Grazia.

Commento di don Luigi Galli


23 aprile 2015

 
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