logo san paolo
lunedì 11 novembre 2019
 

Domenica 28 aprile - II di Pasqua o della Divina Misericordia

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
   

Dalla Parola alla vita

Il tempo pasquale è caratterizzato da un elemento fondamentale che, dalla risurrezione del Signore, ha accompagnato il cammino della Chiesa attraverso la storia: si tratta del compito “missionario”.

Ciò che la lettura degli Atti degli Apostoli ci racconta è un episodio legato alla guarigione miracolosa di un uomo, nel corso del primo annuncio che la Chiesa delle origini ha fatto; interpellati su quanto accaduto, gli apostoli con grande chiarezza affermano: «Sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato».

Dunque è la forza del Signore risorto che accompagna i discepoli e che stupisce coloro che li vedono e li ascoltano, riconoscendoli come quelli che erano stati con Gesù. Gli anziani e i capi del popolo, che avevano cercato di fermare sul nascere l’azione di annuncio, non possono controbattere nulla, tuttavia ordinano agli apostoli di non insegnare più nel nome di Gesù. Ma la risposta è altrettanto ferma: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

Sappiamo bene come, da allora, l’opposizione e la persecuzione abbiano accompagnato l’annuncio della fede cristiana e della risurrezione del Signore; tuttavia le resistenze non si sono manifestate solo al di fuori della Chiesa ma anche all’interno. Il vangelo di Giovanni ci ricorda che proprio uno degli apostoli, Tommaso, è stato all’inizio tra gli “increduli” e solo dopo aver incontrato il Signore risorto si è lasciato convincere. Lui che all’inizio aveva sfidato i suoi compagni, pretendendo di poter toccare i segni della passione del Signore, alla fine esclama: «Mio Signore e mio Dio!».

Ma l’invito che Gesù gli rivolge arriva dritto anche a tutti noi, discepoli di oggi: «Non essere incredulo ma credente!». Dunque siamo chiamati a passare dall’incredulità alla fede, potendo sperimentare una beatitudine rivolta proprio per noi: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Questi credenti siamo noi, ogni volta che, sulla parola di coloro che lo hanno annunciato, abbiamo creduto alla risurrezione del Signore.

Un’ultima sottolineatura è necessaria a proposito del contesto in cui Tommaso incontra e riconosce il Signore risorto: si tratta del primo giorno della settimana, secondo il calendario ebraico si tratta del giorno dopo il sabato, quello che per noi è diventato il “giorno del Signore”, la domenica, in cui facciamo memoria proprio della Pasqua del Signore. È quello il giorno il cui anche a noi è dato di riconoscere la presenza del Signore che, ancora una volta, ripete il suo augurio e il suo dono per noi: «Pace a voi!». Nella fede in lui, risorto e Signore, è data a tutti noi la possibilità di lasciarci alle spalle ogni affanno e ogni ansietà e, nella certezza che lui è con noi sempre, poter gustare il dono della sua pace e della sua presenza in mezzo a noi.

Commento di don Marco Bove


25 aprile 2019

I vostri commenti
0
scrivi
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 92,90 - 11%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
CREDERE
€ 88,40 € 52,80 - 40%
FELTRO CREATIVO
€ 22,00 € 0,00 - 18%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%