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venerdì 15 novembre 2019
 

Domenica 28 febbraio - III domenica di Quaresima (“di Abramo”)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (8,31-59)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. Dalla Parola alla vita Nella discussione tra Gesù e i farisei balza all’occhio la differenza tra la proposta di Gesù e quella dei farisei: Gesù viene da Dio, che è suo Padre, mentre i farisei dicono di conoscere Dio, mentre, in verità, essi hanno un altro padre: «Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro». Il contrasto riguarda non una idea sociale o politica, ma il modo stesso di intendere il rapporto con Dio e la sua verità. 1. Gesù rivela agli uomini la verità di Dio. Gesù conosce bene il Padre, perché dall’eternità vive con lui: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io sono».


Dalla Parola alla vita

In questo Anno giubilare la conversione
è, prima di tutto, la verifica del nostro rapporto con Dio. Parlare di Dio e parlare con Dio non è facile neppure per i cristiani perché la cultura in cui siamo immersi è profondamente indifferente riguardo alla verità di Dio. Il giusto e doveroso rispetto verso ogni religione viene inteso da molti come l’impossibilità di parlare della verità di Dio: un Dio ci deve pur essere, ma io non so né chi è, né come si chiama, né cosa pensa di me.

2. La fede parla di verità e si rivolge all’intelligenza. Gesù dice ai farisei: «Voi avete per padre il diavolo... Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità». Oggi il problema della verità si pone in modo diverso dai tempi di Gesù, ma una cosa è certa: la fede parla di verità e dunque si rivolge anche all’intelligenza e non solo al “sentimento religioso”. Il cristiano non può credere “a occhi chiusi”, ma deve sapere e conoscere quello in cui crede: è un impegno bellissimo e fonte di grande gioia. Proprio la Quaresima potrebbe essere un tempo nel quale ragionare sulla fede con qualche buona lettura.

3. Conoscere la verità rende liberi. Il rapporto tra verità e libertà è strettissimo: «Se rimanete nella mia parola siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gesù è via, verità e vita: egli porta l’uomo fuori dalla palude della menzogna. Sapere la verità è la condizione per essere liberi; la menzogna, l’ipocrisia, le mezze verità fanno vivere l’uomo nell’ombra triste e nebbiosa della schiavitù.

4. La libertà dei figli di Dio. Gesù ci ricorda che il Vangelo, ponendo il discepolo nello stato di figlio di Dio, è liberazione dalla schiavitù. La libertà non è un attributo dell’essere umano, ma la sua essenza più profonda: noi siamo la nostra libertà. Così Gesù presenta la sua missione: «Lo Spirito mi ha consacrato con l’unzione… e mi ha mandato… a proclamare la liberazione ai prigionieri» (Luca 4,16ss.).

In questa domenica di Quaresima meditiamo l’opera di misericordia che ci dice di «visitare i carcerati». La preghiera deve aiutarci a cambiare il nostro atteggiamento verso i carcerati: dobbiamo chiedere con coraggio e sperare con tenacia che l’Anno giubilare si concluda con la liberazione dei prigionieri, almeno di quelli (e non sono pochi) innocenti.

Commento di don Luigi Galli


24 febbraio 2016

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