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giovedì 14 novembre 2019
 

Domenica 28 giugno - V dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (12, 35-50)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro. Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?

Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca! Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Dalla Parola alla vita

«Allora la folla gli rispose: “Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come puoi dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?”». Questa domanda  introduce il brano di Vangelo; Gesù ha fatto il suo ingresso festoso in Gerusalemme e queste sue parole esprimono il significato della passione: «Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre». Giovanni si pone la domanda: «Perché molti non capiscono e non accolgono la luce preferendo restare nelle tenebre?». Per Giovanni la luce è Gesù e la sua Parola: «Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire».

Due osservazioni: la prima riguarda il  mistero della libertà umana. Di fronte alla grandezza della passione imminente, Giovanni sa che molti non capiranno e non vedranno la gloria di Dio nella Croce di Gesù. Perciò cita Isaia che, usando il linguaggio della sua epoca, attribuisce a Dio la cecità e la durezza del cuore che impedisce agli uomini di comprendere la Rivelazione contenuta nella Croce di Gesù. Noi sappiamo che Dio non acceca e non indurisce il cuore di nessuno; siamo, in realtà, di fronte al grande mistero della libertà umana.

Per poter essere amato da un cuore libero, Dio ha accettato anche l’ipotesi che l’uomo potesse dire di no. Il dramma della nostra libertà è che possiamo chiudere gli occhi e  non capire e non amare la Croce di Gesù. Pochi giorni dopo queste parole pronunciate da Gesù, alcuni davanti alla Croce vedranno e diranno di no per “il cuore indurito”,  altri vorrebbero dire di sì ma non vedranno. Solo Dio conosce il mistero della libertà degli uomini e sarà il suo cuore di Padre a dire l’ultima parola di perdono: noi non possiamo giudicare nessuno, possiamo solo essere “martiri” della Croce di Gesù.

La seconda osservazione riguarda la luce, che è la Croce. Per non fare un discorso generico sulla luce, dobbiamo tener presente il contesto delle parole di Gesù: egli sta parlando della sua passione imminente. Fa l’annuncio e si nasconde, perché non è ancora giunta la sua ora: «“Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce”. Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro». Ecco il mistero della nostra libertà. Per guardare alla Croce bisogna volerla vedere e per capirla è necessario affidarsi al Mistero che essa manifesta: dalla Croce splenderà la gloria dell’amore del Padre. Non sarà un amore che si impone con gesti clamorosi ed evidenti, di fronte ai quali si è “costretti” a dire di sì; ma il Crocifisso è un amore “visibile” solo da coloro che rinunceranno a dire: «Scendi dalla croce e allora crederemo». Davanti alla luce del Crocifisso si può restare accecati, il percorso della fede cristiana è sempre il passaggio dal buio alla luce. A ciascuno di noi capita la stessa cosa successa a san Paolo, che è rimasto cieco dopo aver visto Gesù; il cammino della fede, a lui come a noi, fa recuperare la vista.


25 giugno 2015

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