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venerdì 10 luglio 2020
 

Domenica 29 settembre - V dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Luca (6,27-38)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

 

Dalla Parola alla vita

Una delle pagine più alte e più provocatorie del Vangelo è certamente quella che invita i discepoli del Signore a pregare per i nemici e a fare del bene a coloro da cui ricevono odio e maledizione. La liturgia di questa domenica offre alla nostra meditazione proprio questa parola, tratta dal vangelo di Luca, il quale la inserisce immediatamente dopo quella delle beatitudini. Dunque anche la sua collocazione, accanto a una delle pagine centrali dell’insegnamento di Gesù, ci suggerisce che non si tratta certo di un’appendice secondaria ed eventualmente trascurabile. Anzi, si dice esplicitamente che solo agendo in questo modo «sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi».

Ma per comprendere la portata di questa parola evangelica, dobbiamo fare un passo indietro o meglio, rimettere in chiaro qual è il senso ultimo degli insegnamenti del Signore. Il Vangelo infatti non è un manuale di prescrizioni per persone pie e devote, non è neppure un prontuario di azioni moralmente pregevoli e consigliate: il Vangelo è e rimane buona notizia, rivelazione, non tanto di ciò che l’uomo deve fare nei confronti di Dio, magari per evitare guai e castighi, ma di ciò che Dio opera nei confronti dell’uomo, di ogni uomo, nessuno escluso.

Per questa ragione il profeta Isaia, citando eunuchi e stranieri, due categorie di persone notoriamente escluse dalla salvezza e dal culto, ricorda chiaramente qual è l’atteggiamento di Dio nei loro confronti e nei confronti di tutti coloro che sono sinceramente in ricerca: «I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli». È una prospettiva davvero universale, perché Dio non esclude nessuno e apre le porte a tutti i popoli.

Se dunque anche il Vangelo dell’amore per i nemici è buona notizia prima che prescrizione moralistica, allora dobbiamo dire che è Dio che agisce in questo modo, è lui che non ha nemici, che non maledice ma benedice tutti i suoi figli. È Dio che non ci tratta da nemici, quando noi ci dichiariamo nemici suoi, che non ci condanna come meriteremmo e che continua a versarci in grembo la misura traboccante della sua grazia e della sua bontà. Insomma gli ingrati e i malvagi di cui parla il Vangelo non sono gli altri, siamo anzitutto noi.

L’amore per i nemici Dio non ce lo ha indicato astrattamente, come un ideale altissimo e irraggiungibile, ce lo ha mostrato nel Figlio Gesù che ha offerto la faccia agli insulti e agli sputi, che in croce ha pregato per i suoi carnefici. È questa dunque la buona notizia, è questo il Vangelo: non una prescrizione ma un annuncio, ancora una volta sorprendente, oltre le nostre attese, oltre la nostra misura, piccola e insufficiente. Solo se riconosciamo e sperimentiamo questo amore e questa misericordia, per grazia, possiamo provare a vivere da figli di un Padre così.


27 settembre 2019

 
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