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domenica 05 dicembre 2021
 
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Domenica 7 agosto - XII dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (23,37 - 24,2)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è lasciata a voi deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più, fino a quando non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».

Dalla Parola alla vita Si può leggere questo Vangelo in due modi: il primo si riferisce al lamento di Gesù su Gerusalemme, il secondo applica alla Chiesa e a noi le parole di Gesù.

1. Gesù ama Gerusalemme. Il lamento di Gesù sulla città santa è struggente e dice tutto il suo amore per il monte di Dio; l’immagine della chioccia commuove perché unisce insieme la cura amorosa della madre e la forza protettiva del padre. Il cuore umano di Gesù ha custodito l’amore per il tempio e insieme il rammarico che proprio i suoi fratelli non abbiano capito che l’antico tempio era destinato a sparire di lì a poco, sostituito dal nuovo tempio, cioè il corpo risorto di Gesù. Dispiace che molti cristiani non abbiano a cuore le sorti della Gerusalemme terrena e che non la amino come la propria “terra natale”, perché, dice il salmo, «tutti là siamo nati». A Gerusalemme vive la Chiesa, sofferente, che è madre di tutte le Chiese del mondo.

2. «Non avete voluto!». Più che un rimprovero o una condanna, le parole di Gesù sono il dispiacere di chi vede rifiutata la propria offerta di misericordia. Ciascuno di noi (come tutta la Chiesa) continua a essere peccatore cocciuto e a essere esposto alla possibilità di rifiutare l’amore di Gesù. La Chiesa è il popolo dei santi e questa relazione profonda e santificante con Dio non verrà mai meno; tuttavia, il nostro peccato offusca questa santità e ci allontana dal cuore umile e mite di Gesù. La santità battesimale, iscritta indelebilmente nel cuore del credente, può offuscarsi fino a scomparire, a causa della distrazione della mente e del cuore, che fanno dimenticare l’amore di Gesù. La libertà, quando il cuore dimentica l’amore, si smarrisce e arriva persino a rinnegare gli impegni presi con il Battesimo. Dobbiamo ascoltare il lamento di Gesù su di noi e sulla Chiesa per essere decisi, in questo Anno santo della misericordia, a purificare il nostro cuore nella conversione all’amore del Padre. Siamo il tempio vivo, costruito dallo Spirito Santo: la nostra gioia di essere cristiani deve allontanare il lamento di Gesù su di noi.

3. «Non sarà lasciata pietra su pietra». Probabilmente, quando Matteo ha scritto queste parole, il tempio era già stato distrutto dai romani. Matteo ricorda questo fatto sotto forma di profezia pronunciata da Gesù. Questa profezia è valida anche per noi. L’immagine del tempio, per indicare la Chiesa e il cristiano, ritorna più volte nel Nuovo Testamento e dunque non è, di per sé, negativa; ma l’ammonimento di Gesù è chiaro: «Costruisci te stesso e la Chiesa in modo da non correre il rischio di andare distrutti». Perché la Chiesa non venga distrutta, non bastano le belle chiese: è necessario che essa sia costituita da «pietre vive», cioè da cristiani che vivono per la fede. Non ci deve essere nessun disprezzo per le costruzioni degli uomini, ma il cristiano ricorda di essere “sospeso” su un paradosso: da una parte ama e partecipa alla costruzione della città insieme a tutti, dall’altra ricorda che solo Dio opera la salvezza che dura per sempre.

Commento di don Luigi Galli


03 agosto 2016

 
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