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giovedì 26 maggio 2022
 

Domenica 8 febbraio - Penultima dopo l’Epifania, detta “della divina Clemenza”


Lettura del Vangelo secondo Luca (7,36-50)

In quel tempo. Uno dei farisei invitò il Signore Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Dalla Parola alla vita

È una delle pagine più belle del Vangelo di Luca, quella che ci propone il Vangelo odierno. Gli altri evangelisti riferiscono dell’unzione di Maria a Betania. Qui Luca scrive, invece, di un’altra donna, ritenuta dai farisei una peccatrice, la quale, «stando dietro, presso i piedi di lui [di Gesù], piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo».
Il versetto chiave per la comprensione dell’episodio è il seguente : «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».

Bisogna leggere anche il versetto finale del Vangelo di oggi e tradurlo alla lettera come ci invita a fare il testo greco: «La tua fede continua a salvarti». Qual è la fede che produce sempre la salvezza? è la fede in Gesù che svela la misericordia del Padre; quindi non una fede “di testa”, che aderisce ad alcune verità, ma la fede appassionata che sa riconoscere, in Gesù, l’amore che sempre perdona. Gesù rivela che il volto del Padre è un volto buono, carico di amore e di tenerezza; le parole pronunciate da Gesù preparano quelle che egli dirà sulla Croce al buon ladrone: «Oggi sarai con me nel Paradiso».
Possiamo articolare in tre passaggi la meditazione di questa domenica che il rito ambrosiano chiama della “Divina Clemenza”.

 Il primo: il primato dell’amore di Dio. A lui, e non al nostro impegno, appartiene l’iniziativa. L’amore di Dio non è meritato dal nostro pentimento, ma è il suo amore che suscita il nostro pentimento. Il dolore della peccatrice nasce quando scopre di essere amata; è già amata prima di pentirsi ed è proprio la scoperta di questo amore gratuito e immeritato che riempie di lacrime i suoi occhi.
Secondo: il perdono di Dio cancella il peccato, non lo rimuove soltanto. Guardando alla croce di Gesù ci rendiamo conto che il peccato non solo è rimosso dalla nostra vita, ma viene letteralmente distrutto e non esiste più. Per noi credere che il perdono di Dio distrugge il peccato, togliendone anche il ricordo, è la cosa più difficile.

A ben pensarci noi non crediamo alla verità del perdono, perché pensiamo che “qualcosa” del nostro peccato rimanga nonostante il perdono; il perdono chiede l’atto di fede più grande: il mio peccato è cancellato e dunque posso davvero cominciare una vita nuova. La radicalità del perdono di Dio («La tua fede continua a salvarti: va in pace») è all’origine dell’indistruttibile ottimismo cristiano.
Terzo: Gesù “ama essere amato”. La fede muove gli affetti: decenni (se non addirittura secoli) di rigida educazione hanno tolto alla fede il calore dell’affettività. Il clima cristiano spesso è “gelido”, la Chiesa spesso è “gelida”. Questa pagina di Vangelo è folgorante: la fede è un “fatto di cuore”, cioè della pienezza di tutte le espressioni umane: poetiche, fisiche, sentimentali. La fede è una passione travolgente. Il cristiano deve imparare il linguaggio dell’amore che passa anche attraverso i gesti del corpo.

Commento di don Luigi Galli


04 febbraio 2015

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