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venerdì 15 novembre 2019
 

Domenica 8 maggio - Dopo l’Ascensione o VII di Pasqua

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (17,1b.20-26)

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.

Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

 

Dalla Parola alla vita

Alle soglie della Pentecoste il Vangelo riassume quanto siamo andati meditando nel tempo pasquale. Gesù offre al Padre la sua preghiera per noi e chiede ciò che più desidera per la sua sposa nascente. Noi seguiamo la preghiera di Gesù e l’accompagniamo con la nostra, perché il desiderio di Gesù si realizzi presto nella Chiesa. Come Gesù sogna la sua sposa e cosa chiede per lei?

1. «Tutti siano una sola cosa». Sorprende e fa soffrire la distanza che ancora oggi esiste tra la richiesta di Gesù e la tristezza delle nostre Chiese divise. Tutti dovremmo soffrire vedendo che il “sogno” di Gesù è così difficile da realizzare; purtroppo non sembra che questo sia tra i problemi che più ci stanno a cuore. Eppure la preghiera di Gesù è continua e incessante. 

Gesù sta chiedendo l’unità della fede, della speranza e della carità. Sappiamo che le divisioni che la storia ha inciso nella carne della Chiesa non sono facili  da superare, ma sappiamo anche che i problemi non  sono solo teorici o teologici. Infatti il cammino verso l’unità di tutti i credenti in Gesù passa, essenzialmente, dalla conversione del cuore di ogni cristiano. L’imminente Pentecoste ci chiede di iniziare da “casa nostra”: ognuno di noi può contribuire a creare maggior unità all’interno delle nostre comunità; spesso, più che famiglie, le nostre parrocchie sembrano… un vestito di arlecchino. Accogliere con verità e serietà lo Spirito Santo che invaderà la Chiesa nella imminente Pentecoste farà nascere nei nostri cuori una Chiesa unita.

2. «Il mondo creda che tu mi hai mandato». Non è semplice capire come mai il mondo riconoscerà Gesù solo quando l’unità tra i cristiani sarà perfetta; a prima vista non sembra un legame così stretto, ma Gesù non lascia dubbi. È possibile fare anche il discorso inverso: se il mondo non crede, vuol dire che i cristiani non si amano abbastanza tra loro. E purtroppo è proprio così. Per capire in profondità il legame necessario tra unità nella carità e conversione del mondo a Gesù, forse bisogna ripensare alla croce. Perché Gesù vi è salito? Perché la visione dello spettacolo dell’amore del Padre attirasse tutti verso di lui. L’amore attira, ma l’amore è unità. I cristiani non attirano verso Gesù perché non mostrano amore tra loro; fanno molte cose belle, danno esempi di eroismo e disinteresse, ma è clamoroso come proprio nell’amore a volte non danno una bella testimonianza. Si chiamano tra loro «sorelle» e «fratelli», ma nella pratica quotidiana non si trattano nel modo che una tale parentela farebbe immaginare.

Si parla tanto di «nuova evangelizzazione», ma questa avverrà solo se gli amici di Gesù si ameranno tra loro, con gioia, senza condizioni e senza “etichette”. Le nostre comunità spesso non conoscono il linguaggio dell’affetto, ma quello dell’organizzazione; non sanno le parole del perdono, ma conoscono molto bene quelle della diatriba; amano ciò che fanno, ma non esultano perché gli altri sono migliori; non sanno piangere con chi piange e gioire con chi è nella gioia.

Commento di don Luigi Galli


05 maggio 2016

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