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giovedì 26 maggio 2022
 

Domenica 8 marzo - Terza di Quaresima (di Abramo)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (8,31-59)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo.

Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.

Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».

Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.


Dalla Parola alla vita

La parola-chiave di questa domenica è: figlio, non schiavo. Nella diatriba tra Gesù e i farisei emerge una chiara alternativa tra la proposta di Gesù («Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi») e quella dei farisei («Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno»).

La differenza sta nella diversa origine di Gesù e dei farisei. Gesù è mandato dal Padre suo, che i farisei dicono di conoscere, mentre, in verità, essi si comportano secondo criteri che fanno pensare a un altro “padre”: «Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro». Su cosa si basa il contrasto? Il tema decisivo è la verità, e non una verità qualsiasi ma la verità che riguarda Dio e il suo rapporto con noi. Approfondiamo questa affermazione in tre passaggi. Innanzitutto Gesù rivela il volto misericordioso del Padre. Di fronte ai farisei Gesù si presenta come colui che conosce il Padre e lo rivela. Gesù può parlare del Padre perché è con lui da sempre: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io sono». è la chiara testimonianza della sua origine divina; per questo Gesù può svelare la verità di Dio all’uomo e, così facendo, portare l’uomo alla libertà.

In secondo luogo la salvezza è un dono di Grazia. Ciò che rende inconciliabile l’atteggiamento dei farisei con quello che dice Gesù è la concezione della libertà: per Gesù la libertà è un dono («Se dunque il figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero»), per i farisei è un diritto assicurato da una discendenza carnale e un privilegio da difendere («Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno»). Gesù precisa anche il rapporto esistente tra peccato e schiavitù: il vero peccato è la mancanza di fede in lui: «A me, invece, non credete perché dico la verità». Terzo. Gesù libera dalla schiavitù e rende gli uomini figli di Dio. Questo è il punto fondamentale: «Gesù rispose loro: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa, il figlio vi resta per sempre”».

L’immagine della casa è molto bella: il figlio è a casa sua e vive in intimità con il padre, mentre lo schiavo non essendo “a casa” non si sente libero. Gesù dona la libertà perché offre agli uomini la possibilità di diventare figli di Dio. è con la consacrazione battesimale che il cristiano diventa “figlio nel Figlio”; il battezzato vive la gioia di “stare in casa” col Padre, perché conosce la sua misericordia. Come, però, il cristiano vive la libertà dei figli di Dio, se sovente esso appare poco libero, legato più a regole esterne che alla legge della carità? La libertà è il dono più prezioso che lo Spirito porta in dote al battezzato. Il cristiano che non ama la libertà, e che vive la fede come un insieme di regole, tradisce il proprio Battesimo, non gusta la bellezza della fede e, nel mondo di oggi, non annuncia la gioia del Vangelo.

Commento di don Luigi Galli


05 marzo 2015

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