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giovedì 14 novembre 2019
 

Domenica 8 novembre - Gesù Cristo Re dell'Universo

Lettura del Vangelo secondo Luca (23,36-43)

In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

 

Dalla Parola alla vita

Questa è una domenica carica di significato: nel rito ambrosiano è l’ultima dell’anno liturgico, infatti domenica prossima inizia l’avvento ambrosiano.

Oggi celebriamo, in un certo senso, la sintesi di tutti i misteri cristiani e ricordiamo i tratti essenziali della figura di Gesù. E qui cominciano le sorprese.

1. Gesù è re. Gesù è il Pantocratore, parola greca che significa «creatore di tutto». Giovanni, all’inizio del suo Vangelo, annuncia che il Verbo incarnato ha presieduto l’intera creazione: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste».

Per questo il Padre ha messo Gesù a capo dell’universo; esso, infatti, da lui riceve esistenza e significato. Questo è il mistero di Gesù: l’annuncio di una realtà visibile con gli occhi della fede, ma non ancora evidente nella creazione che soffre le doglie di un parto doloroso e terribile in attesa che la regalità di Gesù sia completamente svelata nella gloria. La fede in Gesù, re dell’universo, genera l’attesa e la speranza che la creazione giunga al suo compimento, ed è lo Spirito Santo che «soffia» sul mondo e sulla Chiesa perché questa speranza non muoia.

Ma per quale motivo il Padre ha dato questo riconoscimento a Gesù e ha promesso che «metterà tutto sotto i suoi piedi»? Siamo commossi e pieni di gioia ogni volta che lo scopriamo nell’Eucaristia: Gesù è l’«inizio e la fine» della creazione perché il Padre gli ha affidato la missione di diventare, sulla croce, lo spettacolo del suo amore misericordioso verso il mondo.

2. Gesù regna dalla croce. Noi abbiamo ricevuto questa rivelazione, misteriosa e imponente, da un paradosso che ha dell’incredibile. Noi diciamo che Gesù è re, ma il primo riconoscimento l’ha avuto dai suoi nemici che l’hanno proclamato re per prenderlo in giro: «Anche i soldati deridevano Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”. Questo paradosso ha un duplice significato: da una parte Gesù è re perché dona la propria vita e non trattiene per sé nessun potere; il suo regno ha come legge quella dell’amore che si dona fino al segno supremo. D’altra parte l’ironia del Padre “accetta lo scherzo” e nella regalità crocifissa di Gesù consegna all’umanità le “chiavi del Paradiso”: «L’altro ladrone disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso”».

3. La Chiesa è la sposa di un re. Non finiremo mai di stupirci della sapienza del piano di Dio. Oggi la regalità di Gesù è affidata alla Chiesa che è regina.  Ma la Chiesa non può essere regina se non allo stesso modo con cui Gesù è stato re. La Chiesa è fedele al re suo sposo solo quando è «serva per amore», abbracciando la croce, perché solo in questo abbraccio può unirsi al suo sposo. Qui inizia il nostro quotidiano cammino dei discepoli di Gesù.


04 novembre 2015

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