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Domenica 9 ottobre - VI dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (10,40-42)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Dalla Parola alla vita


Matteo pone i versetti del Vangelo di oggi a conclusione del discorso missionario. Pertanto queste parole di Gesù non vanno prese come un invito rivolto alla fede del singolo, ma come la definizione della Chiesa.

1. «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». L’unità tra Gesù e il Padre è la stessa che esiste tra Gesù e la Chiesa e… l’uomo non può separare quello che Dio ha unito. L’unità sponsale tra Gesù e la sua Chiesa fa sì che essa sia l’umanità di Gesù che continua nella storia degli uomini. Nell’Eucaristia, corpo di Gesù, è presente anche la Chiesa che la celebra; questa unità è totale nell’Eucaristia e negli altri sacramenti che da essa nascono. Perciò la Chiesa, quando celebra, è sempre santa e tutta bella. Questa unità con Gesù può affievolirsi fino a scomparire quando la Chiesa diventa peccatrice. L’immagine che esprime meglio questa unità tra Gesù e la sua sposa è quella del corpo: la Chiesa è il corpo di Cristo.
L’unità vitale con Gesù fa sì che ogni battezzato partecipi della sponsalità e della santità della Chiesa; da questa unità prende forma la diversità funzionale necessaria per i servizi di cui la comunità ha bisogno. Tra questi Gesù mette al primo posto quello dell’autorità. Ma i servizi nella Chiesa sono tanti e tutti indispensabili per la parte che compete loro. Dall’unità può nascere così la diversità che non sarà mai confusione, ribellione o separatezza. Nella Chiesa non esistono gruppi “speciali”, centri di potere, territori esclusivi… I vari servizi differiscono non per la qualità ecclesiale, ma per la funzione che svolgono; in particolare l’autorità è il fondamento e la regola dell’unità. È così? Purtroppo non sempre, ma il cristiano sa che la sposa di Gesù è sempre bella ed egli è così impegnato a renderla ancora più bella… che non ha tempo per fermarsi e lamentarsi delle sue inevitabili umane bruttezze.

2. «Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli non perderà la sua ricompensa». Sembra una frase semplice, ma va compresa nella sua sorprendente pienezza a partire dalle singole parole. Acqua fresca. La freschezza giovanile della Chiesa è lo Spirito Santo. L’acqua non indica solo la carità che disseta, ma rappresenta il dono singolare che la Chiesa ha ricevuto perché lo distribuisca a tutti coloro che ne fanno richiesta; questo dono è lo Spirito Santo, cioè l’amore di Dio che prende stabile dimora nel cuore degli uomini. Piccoli. Non sono i bambini ma i discepoli. Siamo tutti “piccoli” discepoli perché tutti amati e custoditi dall’unica croce di Gesù. Ricompensa. Questa non riguarda la vita futura; i cristiani hanno già la loro ricompensa. La prima “ricompensa” della fede è il dono di essere Chiesa. Questa affermazione può stupire solo chi ha una visione superficiale della Chiesa. In realtà la fede fa nascere la Chiesa nel cuore del credente, che scopre la bellezza di avere sorelle e fratelli uniti nella carità dello Spirito Santo.

Commento di don Luigi Galli


06 ottobre 2016

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