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DOMENICA DELLE PALME (ANNO A) - 13 APRILE 2014

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: [...] «Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. 
Matteo 26,14-27,66

LA PASSIONE D'AMORE DI DIO PER L'UMANITA' 

Il racconto della passione del Signore mi induce a una riflessione che si ferma sulla soglia del lungo racconto evangelico per fermarsi sulla sola parola “passione”. Si è spesso creduto che le “passioni” non facessero parte del modo di essere di Dio: gli si attribuiva una sorta di “impassibilità” che lo rendeva immutabile, quasi glaciale nel suo attrarre il mondo e la storia verso di sé.

Ma questo è il Dio del sapere umano che le Scritture Sacre confondono, consegnandoci invece il volto di un Dio che si compiace della creazione, si adira con il suo popolo infedele, lo perdona commosso dal suo desiderio di convertirsi… Di più: Dio sa amare! Come ci attesta l’evangelista Giovanni: «Dio è amore» (1Gv 4,16), Dio è fonte inesauribile di bene continuamente pensato e attuato a favore dell’uomo, di ogni uomo. Dunque ciascuno di noi è la “passione di Dio”: Dio è infinitamente appassionato della vita dell’uomo e vuole che questa vita ci sia data in abbondanza.

Ce lo conferma l’apostolo Paolo: Dio in Gesù «ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità… In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia» (Ef 1,4 ss).

“SPETTACOLO” D’AMORE.

Questa passione di Dio si è espressa nella croce di Gesù, “spettacolo” d’amore che è stato rappresentato sul Calvario e che rivive in ogni Eucaristia, in ogni celebrazione della Pasqua, sotto lo sguardo stupito e grato dell’uomo credente. Anche l’uomo, ciascuno di noi, ha le sue passioni. Il racconto del Vangelo ne mette in risalto alcune: semplicissime e contraddittorie, ammirevoli nella tristezza dei discepoli (che, di fronte all’annuncio del tradimento, cominciarono a domandargli: «Sono forse io, Signore?») e tragiche nella debolezza degli apostoli addormentati, che il Signore scuote ed esorta: «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione».

La “passione” del Signore per l’uomo ci vede coinvolti nella sua sofferenza. E la nostra stessa incapacità a “vegliare con lui” rende ancora più ardente il suo amore. Gesù ci comprende mentre, da solo, va verso il proprio destino: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori».

L’abisso di amore che le ultime pagine evangeliche ci consegnano è lo stesso che “ci esclude” dalla croce, come recita un responsorio della liturgia ambrosiana del Venerdì santo che mette queste parole sulle labbra di Maria, invitandoci a farle risuonare nel nostro cuore: «Al sacrificio, solitaria vittima, tu vai, Signore, per tutti.

Non c’è Pietro con te che pur diceva: “Per te voglio morire”. Ti abbandonò Tommaso che gridava: “Andiamo tutti a morire con lui”. Nessuno c’è dei tuoi. Tu muori solo, Figlio e Dio mio, che immacolata mi preservasti».


10 aprile 2014

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