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domenica 21 luglio 2024
 

Eliminare la radicalità del Vangelo significa tradirlo

Mt 5,17-19 - Mercoledì della X settimana del Tempo ordinario (12 giugno 2024) - 

“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento”. Cosa fa un padre o una madre: risolvono tutti i problemi dei figli togliendogli anche il peso delle loro responsabilità? Se facessero così non sarebbero dei buoni genitori ma la radice dell’infelicità dei loro stessi figli. Amare è spiegare il senso vero delle cose, anche quelle più difficili, quelle più pesanti, quelle più esigenti. Amare non è semplificare ma ricondurre le cose al loro vero senso, al loro più vero compimento.

Gesù fa la stessa cosa con noi. Non ci chiede di non avere una regola di vita, di non mettere dei giusti argini alle nostre situazioni, ma è venuto a ridare significato alla fatica di vivere in maniera esigente le cose che solitamente avvertiamo come insopportabili. Infatti in un mondo che va avanti per furbizia è insopportabile essere onesti. In un mondo che è ubriacato di lussuria è insopportabile vivere in maniera continente. In un mondo che crede di essere salvato dal Dio denaro è insopportabile condividere. Gesù ci restituisce il significato di cose che proprio perché esigenti delle volte le percepiamo come pesanti.

Eliminare la radicalità del Vangelo significa tradirlo. La vera domanda che dobbiamo farci è se permettiamo a Gesù di saper trasformare un peso, un’esigenza, una radicalità, da frustrazione a motivazione. Può essere frustrante vivere un fidanzamento cristiano secondo ciò che ci insegna la nostra fede, ma Cristo ha il potere di ridarci la motivazione e quindi di liberarci da ogni forma di frustrazione. La via più semplice è trasgredire, quella più giusta è invece provarci. E se sbagliamo? Possiamo sempre riprovare senza perdere speranza.

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11 giugno 2024

 
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