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sabato 25 maggio 2024
 

Un cristiano deve poter offrire sempre la testimonianza della propria speranza

Gv 6,16-21 - San Martino I, Papa e Martire - Memoria (13 aprile 2024) - 

Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento”. Non illudiamoci, prima o poi il buio arriva per tutti, e le tempeste sono inevitabili. Il problema quindi non è passare la vita tentando di schivare i problemi, ma ricordarsi come si vive nel cuore delle tempeste. La fatica che fanno i discepoli è credere che Gesù sia più forte del buio e della tempesta.

Sovente ci convinciamo che il male in fondo è più forte del bene. Basta leggere i giornali e dare un’occhiata alla cronaca: violenza, soprusi, tragedie, guerre, disastri. La sensazione è che siamo in un buio irreversibile. Un cristiano però sa bene che Gesù ha il potere di camminare sul mistero del male. Egli sa farsi spazio anche se tutto grida contro. “Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete»”. Se ci dimentichiamo che non siamo soli quando tutto diventa difficile e buio, allora sì che la disperazione prende la meglio. Ma se facciamo memoria che qualunque cosa accada il Signore è con noi, allora sperimenteremo una pace che nessuno al mondo potrà darci: “Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti”.

Un cristiano deve poter offrire sempre la testimonianza della propria speranza. Egli non è immune dalle tempeste, ma sa che la fede può aiutarlo a non disperare mai. Saprà sempre “sperare contro ogni speranza”.

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12 aprile 2024

 
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