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sabato 25 maggio 2024
 

Dio lo si riconosce da come sa trasfigurare i nostri fallimenti

Gv 21,1-14 - Venerdì fra l'Ottava di Pasqua (5 aprile 2024) - 

L’ultima apparizione del Risorto raccontata dal vangelo di Giovanni mette in scena un ennesimo fallimento di pesca da parte di Pietro e dei suoi compagni. È il suggerimento che il Vangelo vuole darci affinché ogni momento di crisi della nostra vita lo consideriamo sempre l’anticamera di un incontro decisivo con noi stessi e con Cristo. “«Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci”.

Questo gesto di una semplicità estrema molto spesso ci riesce molto difficile nella nostra vita di ogni giorno, perché non è facile ammettere di stare male, di non avere il necessario, di essere infelici. Passiamo la vita a raccontarci storie pur di non ammettere che abbiamo toccato il fondo. Ogni cosa cambia invece quando con umiltà ammettiamo i nostri limiti e ci affidiamo a Colui che rende sempre i nostri limiti dei trampolini di lancio. Giovanni proprio a partire da questo riconosce l’opera del Signore: “Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!»”. Questa professione di fede dà coraggio a Pietro di osare qualcosa: “Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri”.

Sono due lezioni immense: Dio lo si riconosce da come sa trasfigurare i nostri fallimenti, e proprio a partire da questa esperienza il nostro annuncio diventa efficace tanto da incoraggiare gli altri a prendere decisioni coraggiose per la loro vita.

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04 aprile 2024

 
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