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domenica 05 dicembre 2021
 

Don Gallo "prete scomodo"

Da sempre lettore della rivista apprezzo moltissimo gli editoriali di don Mazzi. Mai, però, sono rimasto così entusiasta come nell’occasione del ricordo di don Gallo. Una pagina stupenda, anche nella foto che lo ritrae con padre Alex Zanotelli. Due autentici “pazzi” per Gesù, come nella Chiesa ce ne vorrebbero tanti. A dire il vero, nelle missioni ce ne sono molti, ma i media non se ne occupano. E anche la Chiesa non vi dà un gran risalto. Non sono ben informato, ma mi pare che solo Famiglia Cristiana si occupi di questi preti. Soltanto sulla sua rivista troviamo articoli su questi preti o laici seriamente impegnati nell’aiutare la povera gente in ogni angolo del mondo! Spero tanto che papa Francesco, verso cui noi cattolici di base riponiamo tantissima fiducia e speranza, si accorga di questi “pazzi” per Dio e li additi come esempio autentico di Vangelo vissuto. Se non sbaglio, proprio san Francesco diceva: «Il Vangelo si diffonde anche senza la parola».

Antimo V.

Caro don Antonio, avete definito don Gallo profeta dei nostri tempi che «non potrà mai diventare santo dentro una Chiesa appiattita su comandamenti, precetti e codici». Mi scusi, ma la nostra fede non si fonda su ciò che Dio ha stabilito essere bene e male? Allora, com’è possibile che un sacerdote che ha agito in maniera manifesta contro i comandamenti di Dio e contro l’insegnamento della Chiesa possa essere così esaltato da alcuni cattolici? Che sia esaltato dai media laici mi pare normale, così strapperanno tanti applausi. Dove si trovi ora l’anima di don Gallo lo sa solo Dio, ma accostarlo in Paradiso a don Bosco (come avete scritto) è davvero stridente. Basta leggere cosa diceva don Bosco ai giovani circa la pericolosità del peccato mortale e di come fare il possibile per salvarsi l’anima.

Paolo G.

Don Gallo, anche da morto, continua a dividere la comunità ecclesiale tra quelli che lo consideravano un autentico interpete del Vangelo, vicino ai più derelitti della società, e quelli che non dimenticano certe sue prese di posizioni estreme, non sempre in linea col Magistero della Chiesa. Si può dibatterne a lungo. Mi piace, però, lasciare la parola a chi l’ha conosciuto davvero e per tanti anni, come don Luigi Ciotti, che aveva per don Gallo profonda amicizia e stima, ma anche differenze di vedute. Così don Ciotti l’ha ricordato al funerale: «Don Gallo ha rappresentato, nella sua vita lunga e generosa, la Chiesa che amo e nella quale mi riconosco. La Chiesa che non dimentica la dottrina, ma non permette che diventi più importante dell’attenzione per gli ultimi, per i dimenticati. Le sue parole pungenti, a volte sferzanti, nascevano sempre da un grande amore per la vita. È stato un sacerdote scomodo. Scomodo per quella politica che non serve la comunità ma interessi e poteri consolidati. Scomodo per quella Chiesa che viene a patti con quei poteri, scegliendo di non interferire, di non portare, insieme alla carità e alla solidarietà, la sveglia delle coscienze, di cui non c’è simbolo più esplicito del passaggio di Gesù su questa terra».


12 giugno 2013

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