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martedì 22 settembre 2020
 
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Don Tonino Bello: «Buona giornata, Maria»

Il 20 aprile 1993 moriva don Tonino Bello. Sulla rivista Vita Pastorale la biblista Rosanna Virgili riflette sull'ideale mariano di don Tonino nella chiesa d'oggi. 

«Carissimi fedeli di Molfetta, c’è crisi di martiri. E non certo per difetto dei persecutori. Si direbbe che oggi nei grandi “magazzini” della fede cristiana puoi trovare di tutto: teologi, studiosi della religione, biblisti, operatori pastorali, predicatori, liturghi, tecnici della catechesi... ma se chiedi un martire, metti in crisi tutta l’azienda e obbligherai i proprietari a rovistare l’intero deposito per trovare qualche scampolo di questa “merce”, oggi decisamente fuori moda. [...] Fedeli di Molfetta, nelle feste della Madonna dei martiri, imploriamo la Vergine santa affinché interpreti il ruolo di protettrice della nostra città come quello di una magazziniera che custodisce, intensifica, diffonde e rimette in circolo un genere di “prodotto” che, come nei primi tempi della Chiesa, fa dell’etichetta martirio la più splendida firma d’autore». Con queste parole potenti e urticanti per l’universa Chiesa, don Tonino introduce la figura della donna con l’abito rosso, quello del martirio e della Madre. A lei la stilografica per la “più splendida firma d’autore” della Chiesa, che ancor oggi si trova a essere piena di scaffali e volumi, ma priva di una scrittura nuova, di una testimonianza viva. Gli scritti stupendi e innamorati di don Tonino Bello su Maria segnano questo punto, innanzitutto: la donna che manca di proscenio nella Chiesa, la donna che è “martirio” profetico, ma appartato, che non ha neppure un deserto dove poter “gridare”. La “più splendida basilica dell’universo”, la “Casa d’oro”, la “cattedrale del silenzio”, l’“icona della Chiesa risorta” emerge come un’altissima figura ideale per il popolo di Dio. Essa descrive l’anima stessa della Chiesa, dove batte un cuore intelligente e sapiente, braccia che abbracciano e custodiscono, mani che si prendono cura, culla e casa della famiglia apostolica. 

Quanto papa Francesco raccomanda nell’Evangelii gaudium, pregando la Chiesa di essere “madre” è già evidente nell’immagine che don Tonino dipinge. Maria si dà pensiero per tutti gli apostoli, li accompagna col suo sguardo fedele, uno a uno; la sua amorevolezza sussulta della stessa tenerezza divina. «Ti vedo preoccupata Maria. È già passata la mezzanotte e Giovanni non è ancora rientrato. Di solito è puntuale. Ma non temere. Probabilmente la Comunità di Smirne, che stamattina si è recato a visitare, l’ha trattenuto un po’ di più, ed egli ha ripreso troppo tardi la strada del ritorno. Tu lo attendi sempre la sera. Da quando Gesù te lo affidò sul Calvario, non hai cessato di custodirlo con gli occhi, e solo quando ti sei assicurata del suo rientro, te ne vai a dormire tranquilla» (Assisi 27-12-1988). 

Una Chiesa che si preoccupi di tutti i suoi figli e “non dorma” sino a che non si riscaldino nella tenda della sua misericordia è quella che, ogni giorno, papa Francesco auspica e supplica. Certo, il modello di Maria come madre che ambedue (sia don Tonino, sia Francesco) presuppongono è tipico di una cultura mediterranea, oggi non più così scontato in Occidente, anche tra i cattolici. La presenza della donna-madre nelle famiglie italiane non è più quella che garantiva stabilità, che costituiva un punto di riferimento fondamentale per i figli. Sempre più spesso, non solo a causa del lavoro, ma anche di un modo diverso di vivere il ruolo materno, le donne non si trovano ad “aspettare” a casa i loro figli, ma sono i figli che aspettano a casa le madri... 

Ed è proprio per questo mutamento quasi antropologico della donna dinanzi alla maternità che il modello mariano appare grande e carico di vera dignità, ma sempre più distante dall’esperienza reale delle donne. Ed anche nel rapporto che si osserva all’interno della Chiesa cattolica, tra il maschile e il femminile, specialmente tra il clero e le donne, religiose e laiche, l’ideale mariano di don Tonino fatica a trovare spazio. La straordinaria ricchezza della donna Maria come madre di comunione e collante di riconciliazione della famiglia-Chiesa e delle sue diversità, povertà e periferie; come occhio profetico sulla storia e, per questo, grembo del suo futuro, trova pochissima voce nella nostra Chiesa. 

«Dimmi, Maria, che cosa c’è scritto in quei rotoli di pergamena che giacciono riversi sul tavolo? Sono forse gli abbozzi che il teologo dagli occhi di aquila ha steso sul suo Vangelo e che tu gli correggi quando si assenta? O sono le prime linee dell’Apocalisse, del libro, cioè, che racconta il senso ultimo della storia. [...] Ti prego, Maria: visto che Giovanni tarda a venire, uno di quei rotoli dissigillalo pure per me». 

Dinanzi alla maestosità di questa Donna che “corregge” le sillabe del teologo “dagli occhi di aquila”, il ruolo di tante donne che nella Chiesa ancora son semplici custodi di strutture per lo più di stampo clericale, è troppo riduttivo. E grazie, allora, a don Tonino Bello che punge di questa femminile profezia ancora tutti noi e ci spinge a sognare meravigliosi avventi: «Apro la porta per andarmene. La notte sta per scomparire. Efeso è ancora addormentata. Ma laggiù, il tempio di Artemide, nelle sue cento colonne di marmo, scintilla ai primissimi chiarori dell’alba. L’Oriente si tinge di santità. E nel cielo, di un bianco battesimale, sotto le Pleiadi, è spuntata la stella del mattino. Buona giornata, Maria». 

 


20 aprile 2020

 
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