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venerdì 13 settembre 2024
 
Noi donne oggi Aggiornamenti rss Suor Eugenia Bonetti

Donne, “spina dorsale” della Chiesa africana

Durante la sua visita in Benin, Benedetto XVI ha consegnato alla Chiesa d’Africa l’Esortazione apostolica post-sinodale: Africae Munus (“L'impegno dell'Africa”). Nel capitolo dedicato alle donne, molti sono i passaggi in cui si riconosce alle donne africane il loro ruolo insostituibile nella famiglia, nella società e nella Chiesa. Molte delle affermazioni che i vescovi avevano usato nelle loro raccomandazioni finali sono state elaborate e inserite come linee guida per una Chiesa chiamata a essere al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Le donne, in particolare, sono proprio la “spina dorsale” di questo continente così ricco di valori umani, culturali e religiosi, ma altrettanto impoverito da troppi interessi sia locali, che del mondo occidentale che reitera vecchie e nuove logiche di sfruttamento e oppressione. Tutto questo crea povertà, malattie, discriminazione, ingiustizia e tanta violenza. Le prime a soffrirne sono proprio le donne.

Il Papa si auspica e chiede ai suoi pastori che la stessa Chiesa e la società diano alle donne il posto che spetta loro e incoraggino la formazione delle donne affinché esse assumano «la loro propria parte di responsabilità e di partecipazione nella vita comunitaria della società e della Chiesa. Esse contribuiranno così all’umanizzazione della società». Il documento fa pure emergere l’importanza dell’educazione della donna giacché, «se è innegabile che dei progressi sono stati compiuti per favorire la promozione e l’educazione della donna in certi Paesi africani, ciononostante, nell’insieme, la sua dignità, i suoi diritti così come il suo apporto essenziale alla famiglia ed alla società continuano a non essere pienamente riconosciuti, né apprezzati». Il documento ribadisce che «troppo numerose sono ancora le pratiche che umiliano le donne e le avviliscono, in nome della tradizione ancestrale». C’è quindi bisogno di un vero cambiamento di mentalità e questo può avvenire solo se siamo convinti che «bisogna riconoscere, affermare e difendere l’uguale dignità dell’uomo e della donna». Purtroppo, aggiunge il Papa, «l’evoluzione delle mentalità in questo campo è eccessivamente lenta».

Nella sua Esortazione apostolica, Africae munus il Santo Padre non parla specificamente delle nuove forme di schiavitù del XXI secolo e della terribile piaga della tratta di esseri umani che distrugge la vita di moltissime donne e minori dei Paesi africani. Questo mi è molto dispiaciuto, anche perché nelle proposizioni finali del secondo Sinodo per l’Africa, questa piaga veniva esplicitamente denunciata, così come tanti altri abusi come la schiavitù sessuale ed il turismo sessuale. I Padri sinodali avevano inoltre proposto «la creazione di “case di accoglienza” per ragazze e donne vittime di abusi perché trovino riparo e consulenza, nonché la stretta collaborazione tra Conferenze Episcopali per porre fine al traffico delle donne».

Per chi, come me e come molte altre religiose, lavora qui e in Africa per combattere questo vergognoso traffico, si tratta purtroppo di un’ottima occasione persa. Chi ha vissuto per molti anni in Africa - come ho avuto la gioia di farlo io per 24 anni - a contatto con tante donne africane, piene di vita e di coraggio, sa molto bene il valore di queste donne, ma anche le difficoltà e le sofferenze che esse continuano a vivere e subire. E dunque, nonostante non sia stato fatto alcun riferimento alle vittime della tratta, condividiamo con Benedetto XVI il grido di speranza per tutte le donne africane, affinché possano continuare a essere sempre di più nella Chiesa, nella società e nella famiglia una presenza di vita e di comunione: «La Chiesa conta su di voi per creare una “ecologia umana” attraverso l’amore e la tenerezza, l’accoglienza e la delicatezza, e infine la misericordia, valori che voi sapete trasmettere ai figli e di cui il mondo ha tanto bisogno. Così, con la ricchezza dei vostri doni propriamente femminili, favorirete la riconciliazione degli uomini e delle comunità».


23 novembre 2011

 
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