Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
venerdì 19 aprile 2024
 

Dov'è Dio nelle calamità di questi giorni?

Caro padre, le calamità che in questi giorni attanagliano la nostra terra ci lasciano sgomenti. Spesso si sente esclamare: «Dio della terra, dove sei?» e poi ancora: «Perché tanta sofferenza?». La mia fede mi convince che Dio non ci ha abbandonati, ma è lì accanto ai Vigili del fuoco, agli uomini della Protezione civile, ai volontari e a quanti si stanno prodigando incuranti del tempo, dello spazio, animati solo dal desiderio di aiutare e di donarsi. Difficile trovare spiegazione a tanta sofferenza. A mio avviso nella fede vive la luce della speranza. Per chi non ha più nulla, ha perduto persone care ed è in condizioni disagiate è quasi impossibile accettare quel Dio dell’amore e della pace. Ogni esclamazione è giustificata. Ciò che ci deve far riflettere è che l’uomo non è il padrone del Creato e la natura va rispettata e amata. A quei cari fratelli tutto il mio affetto, la mia vicinanza e la mia preghiera, perché sono certa che la preghiera può essere ancora medicina per la mente e per il cuore.

LUIGINA GRANDELLI CANOVA - Mantova

Di fronte alle calamità naturali e alle tragedie di vario genere che colpiscono l’umanità, ci si interroga spesso sul perché di tanta sofferenza e su Dio, sul suo amore provvidenziale. È avvenuto anche per i tanti eventi tragici che hanno colpito il Centritalia, dal terremoto all’emergenza neve, al dramma dell’hotel Rigopiano, alle vittime dell’elicottero caduto. Meglio diffidare delle spiegazioni semplicistiche su Dio, colpevole di non intervenire o vendicatore per dei peccati commessi. Meglio il silenzio e la preghiera. Insieme all’aiuto concreto dimostrato dai tanti volontari e dai vari «eroi dell’emergenza», come abbiamo titolato la copertina di due numeri fa. Meglio anche non cadere nella sterile polemica, ma darsi da fare perché per quanto sta a noi quel che è avvenuto non si ripeta. C’è bisogno che ciascuno si assuma le sue responsabilità per il futuro, a partire dalle istituzioni. Meglio lavorare sulla prevenzione, sul rispetto del territorio, che far solo fronte alle emergenze. Ma in tutto questo Dio dov’è? Come scrivi tu, cara Luigina, è in chi si mobilita per aiutare gli altri, ma anche nelle sofferenze di chi ha perso una persona cara, si trova senza un alloggio, in mezzo a difficoltà e disagi. Il Figlio di Dio che è morto sulla croce per noi si è fatto accanto a ogni persona che soffre, condividendone il dolore e mostrando ciò che conta veramente: l’amore vicendevole.


16 febbraio 2017

 
Pubblicità
Edicola San Paolo