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E i Cinque Stelle stanno a guardare

Grillo e i Cinque Stelle hanno sempre fatto grandi battaglie contro la corruzione, la malapianta che ammorba il Paese (siamo primi in Europa e 43esimi nel mondo secondo il Corruption index di Transparency International). L'hanno sempre meritoriamente denunciata a gran voce ovunque era da denunciare: Expo, Mose, colossi pubblici, partiti, opere edilizie, pubblica amministrazione, enti locali grandi e piccoli. L'hanno persino evocata come spettro incombente nella nuova riforma scolastica: la chiamata diretta da parte del preside, hanno paventato all'unisono i deputati grillini della commissione Cultura, "è uno strumento che rischia di moltiplicare fenomeni di abuso e clientelismo. Altro che sistema aziendale, vogliono estendere al mondo scolastico quel modello di corruzione di cui i partiti sono maestri". Insomma: lotta dura senza paura a tangenti, mazzette, spintarelle, donazioni, regalie, rendite politiche, clientele e malaffare di ogni tipo.

Poi succede che la Camera, dopo ben 797 giorni, approvi il disegno di legge anticorruzione, che prevede l'inasprimento delle pene un po' per tutti i reati: dal peculato (da 4 a 10 anni) alla corruzione propria (da 6 ai 10 anni) fino a quella impropria (da uno a 6 anni). Ma si arriva a 20 anni,  in caso di corruzione di atti giudiziari, addirittura a 26 se si è un boss mafioso, un mezzo ergastolo. E soprattutto viene reintrodotto il reato di falso in bilancio, che molti magistrati sostengono essere uno degli stratagemmi finanziari per produrre mazzette, grazie alla provvista in nero. Per i reati più gravi non si può patteggiare, aumenta il peso dell'Autorità Anticorruzione e, dulcis in fundo, chi vuol patteggiare deve prima restituire (come negli altri casi) il maltolto. Sono pure introdotti meccanismi premiali, come lo sconto di pena, per chi collabora, in modo da scardinare il sistema omertoso delle mazzette come abbiamo fatto definitivamente col terrorismo e in parte con la mafia.

Ora, di fronte a un simile provvedimento, celebrato come una svolta da molti magistrati e lodato anche dal presidente dell'Authority Cantone, ti saresti aspettato che i deputati grillini corressero ad approvarlo. E invece no, hanno affermato che si tratta di "un'occasione persa" e hanno votato contro il disegno di legge, ritrovandosi in compagnia dei "garantisti" di Forza Italia. Ho cercato di capire in che cosa consiste l'occasione persa da Renzi, ma non riesco a trovarla: forse il fatto che la maggioranza (che ha votato il provvedimento insieme a Sel e parte della Lega) non ha accettato l'emendamento grillino che prevedeva il Daspo ai corrotti. Un po' poco. Puzza di pretestuoso lontano un miglio, non vi pare?

Non è la prima volta che al momento del dunque i deputati della coppia Grillo e Casaleggio si smarcano come Alice nel Belpaese delle meraviglie, per continuare a pascolare nelle praterie dell'insignificanza politica, del polverone fine a sé stesso, del "facimme ammuina": salendo sui banchi del Governo o salendo sui tetti in nome della Costituzione. Cari deputati grillini, non è venuto il momento di uscire dal limbo in cui vi trovate sostanzialmente dal 2013 e di maturare, almeno un po'?


22 maggio 2015

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