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giovedì 15 aprile 2021
 

Egitto, Al Sisi contro i burocrati. Come Putin.

Manifesti elettorali del generale Al Sisi, con e senza uniforme (Reuters).
Manifesti elettorali del generale Al Sisi, con e senza uniforme (Reuters).

Fra pochi giorni (il 26 e 27 maggio) gli egiziani saranno chiamati a eleggere il nuovo Presidente, di cui peraltro si sa già il nome: sarà il maresciallo Al Sisi, il capo delle Forze Armate che ha deposto il presidente Morsi e poi ha guidato a colpi di manganellate e condanne a morte la repressione, prima contro i Fratelli Musulmani e poi contro i movimenti laici.

La vera domanda, però, è questa: come si può desiderare di diventare presidente dell'Egitto, oggi? Il Paese attraversa una delle sue crisi peggiori, l'economia è al tracollo, il turismo in fuga, è in corso una crisi dell'energia e dell'acqua, il confine con la Libia è insicuro, il Sinai ribelle, il rapporto con gli Usa (un tempo munifici donatori) tutto da ricostruire. Per non parlare degli egiziani musulmani che si riconoscono nei Fratelli Musulmani, per i quali il maresciallo e i suoi soldati sono come minimo degli usurpatori. Insomma, ma chi glielo fa fare, ad Al Sisi?

La risposta istintiva a questa domanda è: per conservare i privilegi dell'esercito, vero padrone dell'economia del Paese. Di sicuro è così. Però, anche solo per ottenere quello scopo in un Paese che da tre anni naviga sull'orlo del disastro, Al Sisi dovrà scatenare una guerra contro la vera forza decisiva dello Stato: la burocrazia. In Egitto i dipendenti pubblici sono più di 6 milioni e sono protetti da leggi sul lavoro che rendono in pratica impossibile licenziare chiunque lavori per lo Stato.

La burocrazia egiziana è notoriamente lenta, inefficiente e corrotta. Nondimeno, può decidere il successo o l'affossamento di qualunque progetto. Lo sanno bene coloro che ricordano l'ultimo Governo del regno di Hosni Mubarak, quello presieduto da Ahmed Nazif. Per tentare di aggirare il problema, Nazif costituì in ogni ministero una task force incaricata di "accelerare" le pratiche importanti. La cosa destò immediatamente l'ostilità dei burocrati "ordinari", che si sentivano messi da parte. E scatenò in breve tempo una vera faida tra ministeri, ognuno dei quali era abituato a lavorare come se fosse stato solo al mondo.

Quello che tutti pensano è che Al Sisi farà energiche "iniezioni" di militari nei ranghi della burocrazia statale. Un po' come ha fatto un suo amico di recente acquisizione, tale Vladimir Putin.



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22 maggio 2014

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