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giovedì 26 maggio 2022
 

Egitto: la guerra nascosta del Sinai

Nascosta agli occhi dei media dai massacri siriani e dalle loro implicazioni internazionali, un'altra guerra si sta combattendo nel Sinai. E' quella che oppone l'esercito dell'Egitto ai gruppi della guerriglia islamista annidati nel Sinai, soprattutto nella parte Nord.

Negli ultimi tempi gli islamisti hanno ucciso decine di soldati e poliziotti. Gli ultimi sei proprio ieri, in due diversi attacchi kamikaze con autobomba. L'esercito ha risposto lanciando un'imponente operazione che ha portato, secondo le fonti ufficiali, all'eliminazione di oltre 100 guerriglieri.

Naturalmente, anche in questo caso la definizione "guerriglieri islamisti" è da prendere con qualche riserva. Le bande che operano nel Sinai hanno motivazioni molto più articolate che non la sola religione: c'è l'islamismo, ora ancor più "arrabbiato" dopo la cacciata del presidente Morsi e l'isolamento dei Fratelli Musulmani;  ma anche la ribellione al Governo centrale da parte delle tribù del deserto; il nesso con le posizioni politiche (e i traffici) con la Striscia di Gaza (non a caso gli ultimi scontri si sono svolti non lontano dal valico di Rafah, da cui si può entrare nell'enclave palestinese); il commercio di vite umane che le bande di predoni svolgono ai danni dei migranti africani che intraprendono la lunga e pericolosa marcia verso l'Europa.

Varie le motivazioni, vari anche gli interessi in gioco. Ai militari egiziani fa gioco intervenire nel Sinai anche per mostrare la propria buona volontà nei confronti di Israele, che lungo il Sinai ha 240 chilometri di confine. Una breccia da cui entrano illegalmente nel Paese circa 600 migranti al mese e contro cui lo Stato ebraico ha costruito un muro simile a quello che lo divide dai territori palestinesi. Con questa azione militare, inoltre, l'esercito cerca di togliere l'acqua allo stagno in cui nuotano e trovano rifugio i militanti islamisti pronti a portare lo scontro armato anche nelle grandi città, in particolare Alessandria e il Cairo.

D'altra parte, l'enfasi posta sulla crisi del Sinai viene usata dai soldati del generale Al Sissi anche per giustificare lo stato d'emergenza dichiarato nel Paese dopo il colpo di Stato anti-Morsi: proprio dal Sinai sarebbero venuti i militanti del gruppo Ansar Bayt al-Maqdis che pochi giorni fa hanno attentato alla vita del primo ministro Hazem al-Beblawi. Il politico è scampato agli spari, che hanno però ucciso un poliziotto e un passante.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

12 settembre 2013

 
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