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sabato 31 ottobre 2020
 

Egitto: se Al Sisi chiude le moschee

Preghiera nella moschea di Al Azhar (Reuters).
Preghiera nella moschea di Al Azhar (Reuters).

In Egitto, la battaglia del regime del presidente Al Sisi contro l'estremismo islamico non si svolge solo con la repressione poliziesca nelle strade o con le sentenze dei tribunali. Una lotta ancor più decisiva, anche se ai nostri occhi occidentali più sotterranea, si svolge sul terreno delle moschee e della predicazione religiosa.

L'ultimo, clamoroso provvedimento risale al 18 febbraio, quando il ministero per le Organizzazioni religiose ha decretato la chiusura immediata di tutti le sale di preghiera e i luoghi di culto di dimensione inferiore agli 80 metri quadrati. Da un giorno all'altro, 27 mila "moschee di quartiere", piccole moschee improvvisate anche in garage, magazzini o appartamenti hanno perso il diritto di esistere. 

I sostenitori del provvedimento dicono che queste micro-moschee improvvisate, fuori da ogni controllo, sono il terreno prediletto dei predicatori estremisti e il principale sistema di reclutamento delle organizzazioni terroristiche o simpatizzanti per il terrorismo di matrice islamica. In loro soccorso sono arrivati anche i teologi, i quali hanno ricordato che le cinque preghiere quotidiane possono essere svolte anche in luoghi informali, mentre le preghiere del venerdì e delle feste islamiche devono essere svolte in una vera moschea. I contrari (per esempio, il partito salafita Nur) ribattono che buttar fuori tanti fedeli senza dar loro un'alternativa è un ottimo sistema per incentivare la rabbia e l'estremismo.

La questione è delicata, anzi esplosiva. Infatti lo stesso Governo egiziano, insieme con quel provvedimento, ne ha approvato un altro per dare a 400 predicatori salafiti (movimento dell'islam radicale) il diritto, appunto, a predicare in moschea senza sostenere prima alcun test o esame ma solo impegnandosi a non trattare temi politici durante i loro sermoni.

Anche questa decisione ha suscitato polemiche, perché fino all'agosto del 2013 gli unici imam autorizzati a predicare in moschea erano quelli "diplomati" presso la grande moschea di Al Azhar, massima autorità dell'islam egiziano e sunnita insieme, negli ultimi tempi nota anche da noi per la decisa condanna degli atti terroristici come quello contro la redazione di Charlie Hebdo a Parigi. Per attutire la cosa, il Governo ha istituito una commissione che manderà degli "ispettori" ad ascoltare le prediche dei nuovi imam e a controllare che esse siano "politicamente corrette".


 

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10 marzo 2015

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