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sabato 11 luglio 2020
 
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Equitalia è morta, viva Equitalia

“Bye bye Equitalia”, annuncia Matteo Renzi nel presentare i principali provvedimenti della manovra economica.Esultano anche i Cinque Stelle che avevano presentato una proposta di legge in tal senso. Che significa? Che non pagheremo più multe? Se è così, vedremmo folle festanti agli angoli delle strade ebbre di gioia. Naturalmente non è così, come si affretta a precisare Renzi, le multe vanno pagate. E allora che significa? La capacità del premier di caricare di significato e di attesa gli annunci è ormai proverbiale. In realtà il “ciaone” del premier all’ente che si occupa della riscossione delle cartelle del fisco nella sostanza riguarda semplicemente una ristrutturazione amministrativa. Entro anno, dice lui, “arriverà il decreto che cambia il modo di pagare il fisco”. Significa probabilmente che vi saranno più opportunità di ricorrere al digitale e che le cartelle, anziché il marchio “Equitalia”, vedranno – anzi rivedranno -  il logo “Agenzia delle entrate”.  Il decreto del Governo infatti si limiterà a far suo una proposta di legge già incardinata presso la Commissione Finanze che prevede l’inglobamento degli uffici di Equitalia all’interno dell’Agenzia dell’entrate, che è l’ente decentrato alle dipendenze del ministero delle Finanze incaricato di definire e gestire le tasse e le imposte degli italiani. Equitalia, destinata a divenire un comparto della pubblica amministrazione,  muterà molto probabilmente il suo status giuridico, da ente di diritto privato diventerà ente di diritto pubblico. I suoi ottomila dipendenti (che gestiscono 25 miliardi di euro di crediti) si uniranno all’esercito dei tre milioni di statali e per far questo, a meno di sanatorie, dovranno sostenere un concorso, come esige la Costituzione per tutti i dipendenti pubblici che non siano di altissimo rango come i manager. 

E allora? Dove sta tutta la novità? Per i contribuenti praticamente in nulla. Forse, ma diciamo forse, diminuirà l’entità dei compensi dei diritti di riscossione che erano previsti da Equitalia in quanto ente privato (il cosiddetto aggio poteva arrivare fino al sei per cento). Ma lo Stato non è un ente di beneficenza e difficilmente rinuncerà a pretendere diritti sulla riscossione: si spera solo in qualche punto percentuale in meno. Insomma, si tratta semplicemente di tornare all’antico, quando non era stata ancora inventata Equitalia e un dipartimento (o una direzione, chiamatela come volete) dell’Agenzia delle entrate si occupava della riscossione. Tutto deve cambiare perché tutto torni come prima. Forse il Governo si ricorderà, nel cambio organizzativo, di distinguere un po’ di più tra chi non paga per scelta e chi evade per necessità, magari cancellando le cartelle esattoriali per i pagamenti meno alti e sanando le cosiddette “cartelle pazze”. Ma certo non rinuncerà a esigere il corrispettivo di multe, tasse e balzelli vari.


14 ottobre 2016

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